Sicurezza
Chiedono il pronunciamento del Tar
Caro mensa, i genitori definiscono il ricorso
Nadia Davini
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LUCCA. Illegittimità e inopportunità: sono questi i due argomenti di fondo del ricorso al Tar preparato dai genitori del comitato "protesta caro mensa" che continuano la loro battaglia per ottenere dal Comune una revisione delle tariffe e dei criteri di applicazione. I punti in questione, infatti, sono proprio la retroattività dei conguagli, ritenuta illegittima, e la decisione, considerata inopportuna, di stabilire come indicatore di benessere di una famiglia il consumo di energia elettrica. «Per la retroattività dei conguagli - spiegano i genitori che stanno seguendo la causa - il punto è questo: il servizio mensa è considerato a domanda individuale, signifca che sono i genitori che lo chiedono e stipulano un contratto con l'amministrazione comunale che garantisce il servizio di ristorazione. Il contratto che noi genitori abbiamo firmato diceva che il costo del buono pasto era di 3,10 euro. È illegittimo che in corso d'opera venga chiesto ai genitori di pagare solo una parte del buono e che poi, in futuro, quando l'ufficio mensa saprà chi usufruisce del servizio, arrivino i conguagli per la parte mancante. I genitori hanno il diritto di sapere la cifra che devono versare non quando ormai hanno già chiesto il servizio da mesi, ma nel momento stesso in cui fanno la richiesta e firmano il contratto con l'amministrazione. Anche perchè nella richiesta di un servizio l'aspetto che più viene considerato, oltre alla qualità, è proprio il prezzo». L'inopportunità, invece, riguarda l'indicatore di benessere relativo al consumo di energia elettrica. «Nelle tabelle relative agli indicatori della capacità contributiva di uan famiglia stabilite dalla Guardia di Finanza - spiegano i genitori - il consumo di energia non viene mai indicato essendo un bene primario».
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