Il Tirreno

Lucca

Tentò una rapina, prende 4 anni

La filiale della Cariprato in viale Giusti
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La filiale della Cariprato in viale Giusti

Banda di catanesi aveva dato l'assalto alla Cariprato in viale Giusti

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 LUCCA. È stato condannato dal gup Silvestri a 4 anni di reclusione il presunto capo della banda di catanesi che la mattina del 25 gennaio aveva tentato di rapinare la filiale della Cariprato in viale Giusti. Alfio Panebianco, 45 anni, precedenti per reati contro il patrimonio, rapina ed estorsione, era stato arrestato dai carabinieri. Ha ottenuto il rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo della pena.  I complici e il basista erano riusciti a fuggire. L'allarme era scattato alle 8,15 alla filiale della Cariprato sulla circonvallazione Giusti. Ma almeno un quarto d'ora prima la gang - composta da 4 persone - era entrata in azione. A bordo di una Fiat Uno verde rubata poche ore prima a Pisa i malviventi - vestiti con abiti scuri, cappellino di lana con visiera in testa e sciarpa intorno al collo - erano davanti all'ingresso secondario dell'istituto di credito. Sul retro dell'edificio attendevano i sei impiegati e il direttore: almeno due di loro avevano le chiavi per entrare.  Appena arrivato il primo, Panebianco lo aveva minacciato con la pistola priva di tappo rosso ed era entrato dentro lo sportello assieme ad altri due malviventi pronti a farsi consegnare il contenuto della cassaforte: svariate migliaia di euro, forse quasi 100mila. I rapinatori aspettavano l'arrivo anche degli altri dipendenti.  «Tranquilli, fate il vostro lavoro, non vi succederà nulla» avevano detto agli impiegati. Poco alla volta erano entrati tutti, compresi tre clienti che erano stati fatti sedere a terra. Fuori dalla porta un complice davaindicazioni ai malviventi all'interno, uno dei quali afrmato di taglierino.  Il codice segreto era già stato inserito e la gang doveva attendere 20 minuti prima che la cassaforte si aprisse. Ma era scattato l'allarme collegato con il 112. La centrale operativa dei carabinieri aveva telefonato subito alla banca e il direttore, sotto la minaccia del revolver, aveva risposto con un freddo: «È tutto a posto». Il centralinista aveva capito il pericolo e inviato una pattuglia.  I carabineiri avevano parcheggiato nei pressi della banca, avvicinandosi a piedi. Erano stati visti dal palo che col cellulare aveva dato l'allarme: due rapinatori erano fuggiti dall'uscita secondaria. Panebianco era rimasto interdetto e i carabinieri lo avevabo costretto ad alzare le mani e ad arrendersi.  Panebianco resta in carcere.

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