Italia
Il rilancio? Dalla cabina di regia
Marco Innocenti
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Turisti sulle Mura, i lavori per il restauro nella casa natale di Puccini e un momento della intervista Fazzi: «Affidata alla Camera di Commercio eviterebbe scontri»
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LUCCA. «Non c'è bisogno di inventare un progetto per Lucca. I punti principali da cui partire per il rilancio della città non sono molti e sono ben individuati da tutti. Si tratta in estrema sintesi di valorizzare quello che abbiamo, e fortunatamente c'è l'imbarazzo della scelta. E occorre, al tempo stesso, tornare tutti a pensare un po' di più al bene comune. Dalla città si può prendere nella misura in cui si dà, altrimenti la linfa finisce». È diretto il giudizio di Francesca Fazzi, che insieme alla madre, Maria Pacini, porta avanti con crescente successo l'omonima casa editrice. Non ha alcun dubbio sulle potenzialità di Lucca, ma ritiene che non sia più rimandabile un'azione complessiva per qualificarle, tutelarle e lanciarle a dovere. Senza però snaturare identità, storia, cultura e modo di vivere che attirano flussi crescenti di visitatori che scelgono la nostra città proprio perché ancora non si è omologata, peggiorando, ai canoni del turismo di massa. «Abbiamo ereditato un centro storico intatto, le Mura, il verde che le circonda, le ville patrizie, le colline incantevoli. Facciamoli conoscere, qualifichiamo e miglioriamo la nostra accoglienza, vivacizziamo la vita serale, ma evitiamo gli errori fatti da tanti altri centri d'arte dove di autentico non si trova quasi più nulla. Lucca è ancora nelle condizioni di poter fare scelte diverse, per salvarsi dall'omologazione in negativo evitando il declino». Parla giustamente di identità, ma non le pare che rischi di perderla un centro storico nel quale sono rimasti meno di 9mila residenti, dove nascono solo 50 bambini all'anno e dove sembra che cada il coprifuoco quando chiudono i negozi? «Io vivo e lavoro dentro le Mura e tutto sommato non vedo tutti questi svantaggi per chi vive in centro. Penso anche che sia una banalità soffermarsi sulla carenza di posti auto: di parcheggi ce ne sono anche troppi, molti stalli blu sono vuoti. La questione è semmai gestire meglio la comunicazione per far capire che in città si può venire senza rischiare multe e con la certezza di trovare posto. E vanno spiegate meglio le modalità di accesso nella Ztl. Occorrerebbe inoltre una gestione dei permessi più semplificata e rapida, accanto a un reale servizio di navette con frequenze ravvicinate. Più che i residenti, trovano difficoltà le aziende che operano dentro le Mura e nella zona a traffico limitato, accanto a chi viene da fuori per garantire consegne, lavori e servizi. Più in generale, per riportare attività e residenza sarebbe necessario un piano mirato, che preveda incentivi e agevolazioni. Partendo dalla considerazione delle necessità di chi abita in città e di settori fondamentali come il commercio, l'artigianato, i servizi e l'antiquariato». E per evitare che dopo le 20 il centro diventi un mortorio cosa proporrebbe? «Il problema esiste soprattutto nei mesi invernali. Nel tempo si sono messi in calendario eventi e manifestazioni, anche di qualità, che però coprono il periodo da Pasqua a Natale. Qualcosa manca in ogni caso per i giovani, anche se non mi pare che la situazione sia migliore nelle città vicine. Sono convinta che risposte importanti potrebbero venire da una diversa gestione dei tanti spazi pubblici di cui Lucca dispone. Perché non sforzarsi di arrivare, ad esempio, ad aperture serali di spazi culturali, biblioteche, auditorium, sale teatrali e casermette delle Mura? Agorà, Villa Bottini, S. Romano, S. Girolamo, teatro di Ponte a Moriano offrono l'opportunità di fare cultura e spettacolo, di fornire occasioni di svago. E perché non pensare a qualcuno di questi spazi per creare gallerie d'arte aperte a pittori emergenti o affermati? Una città non vive solo di grandi eventi, ma anche, e forse di più, di piccole iniziative che sono rivolte in primo luogo a chi la abita, prima ancora che ai turisti. Non trascuro poi l'area della Manifattura che potrebbe offrire opportunità formidabili nei suoi enormi ambienti, a partire dall'accoglienza delle iniziative legate alla musica. Se ci fosse davvero questa volontà, non sarebbe difficile trovare l'entusiastica partecipazione dell'associazionismo, che a Lucca non manca davvero, in ogni settore». C'è chi propone anche l'utilizzo di spazi all'aperto, a partire dalle Mura, proprio per fare musica. «È un'idea giusta. Le Mura sono un parco cittadino in primo luogo da conservare e tutelare, ma nulla vieta che i suoi baluardi, le casermette e i sotterranei possano ospitare concerti. Potrebbero essere il naturale sfogo per i ragazzi dell'Istituto Boccherini, ad esempio. A volte mi sembra che non siamo consapevoli dell'enorme ricchezza di cui disponiamo proprio nel campo della musica. L'ottimo lavoro delle Fondazioni Puccini e Boccherini, le encomiabili iniziative dell'Associazione Musicale, le capacità degli allievi dell'Istituto Boccherini potrebbero consentire di offrire molto di più se avessero sostegno e spazi adeguati. Lucca davvero può diventare una città della musica unica al mondo, ma i primi a crederci dobbiamo essere noi. Puccini, Boccherini, Catalani, Geminiani e tanti altri sono più famosi all'estero che non qui». A settembre, se la Fondazione avrà i fondi necessari, si aprirà la casa natale di Puccini. Può essere il punto di partenza per il vero lancio della "città della musica"? «Senza dubbio. Dalla casa museo, dagli itinerari con visite guidate ai luoghi del maestro a Lucca, Chiatri, Celle, Monsagrati, Torre del Lago, Viareggio, Abetone, dalla proposta calendarizzata di concerti e mostre non si possono che trarre vantaggi. A patto che l'offerta sia di qualità e che per tempo si organizzi un'adeguata promozione all'esterno, sfruttando a dovere Internet come prima risorsa. Senza una mirata e capillare comunicazione oggi non si ottengono risultati». Si possono avere tesori da mostrare, ma non servono se non si fa sapere al mondo che li abbiamo: quello che dice è giusto, ma è un compito al quale dovrebbe pensare la famosa "cabina di regia", non le pare? «Sono schietta: non credo che possa funzionare, se si continua ad affidarne la gestione ad una pubblica amministrazione. Il fatto che un ente sia governato da una parte politica, mentre altri sono guidati da parti avverse non aiuta. Non dovrebbe essere così, ma è opportuno prenderne atto. Musica, verde, ville, Mura, musei sono elementi imbattibili per richiamare turismo di qualità, ma occorre evitare inutili sovrapposizioni e concorrenza negativa. L'organizzazione di itinerari, percorsi ed eventi coinvolge enti e privati, città e paesi. «Ognuno cerca il suo spazio e il suo vantaggio. È uno scoglio da superare, se davvero si vuole arrivare al necessario coordinamento. Non è utile poi pensare alle manifestazioni che si organizzano come strumento per ottenere maggiore consenso sul territorio. Gli eventi vanno pensati per i visitatori e, soprattutto, vanno promossi per tempo e a dovere non a Lucca, ma fuori». Niente cabina di regia, allora? «Non dico questo, un soggetto che tiri le fila è indiscutibilmente necessario. Solo che per evitare i conflitti a cui ho accennato credo che sarebbe opportuno trovare un ente neutro. Potrebbe essere la Camera di Commercio, di cui fanno parte anche le categorie economiche». Risolti i problemi della valorizzazione delle risorse che la città offre e la loro adeguata promozione, restano altri ostacoli che possono frenare il rilancio. Su tutti la carenza delle infrastrutture e i limiti nell'accoglienza. «Credo che nessuno possa negare la necessità e l'urgenza di liberare la circonvallazione dalla morsa del traffico attuale e di dare alla città collegamenti rapidi e diretti con Firenze, Pisa e Livorno, dove si trovano porti e aeroporti, e con la Valle del Serchio. «Servono strade e ferrovia all'altezza delle esigenze di oggi e non ferme a quelle di cinquanta o centocinquanta anni fa. È anche una questione di tutela della salute, messa sempre più a repentaglio dallo smog. Altrettanto fuori discussione mi pare l'inderogabilità di una maggiore qualità nei servizi al turista, a partire da un utilizzo generalizzato delle lingue. «Siamo una città fortunata, ma serve uno scatto di orgoglio per assicurarci e assicurare la qualità di cui non possiamo più fare a meno, se non vogliamo snaturarci come è accaduto altrove».
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