Finanza
Docenti in rivolta contro i quiz invalsi
Si estende anche nelle scuole lucchesi la protesta per le prove
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LUCCA. Anche in provincia di Lucca - come in altre centinaia di scuole in Italia - i docenti si stanno ribellando a quella che definiscono l'illegittima imposizione dei quiz invalsi. Dieci collegi docenti hanno approvato all'unanimità o a larga maggioranza delibere che prevedono la "non adesione" e la "non collaborazione" alle prove invalsi. E la protesta si sta estendendo a macchia d'olio. A Lucca l'Itc Carrara, l'Artistico, l'Isi Civitali, il 6º circolo didattico; lo scientifico di Capannori e l'Itcg di Porcari, lo scientifico di Forte dei Marmi, gli istituti comprensivi di Camaiore 2, Pietrasanta 1 e 2 e Borgo a Mozzano. «In molte altre scuole - dice Rino Capasso, dei Coba - i direttori hanno imposto in modo illegittimo di non votare sulle delibere Invalsi, come al Piaggia di Viareggio; in qualche caso, come all'Isi Simoni di Castelnuovo il collegio è stato sciolto al momento della votazione. In ogni caso, una delibera del collegio è indispensabile per poter sottoporre gli studenti ai quiz invalsi. Gli stessi genitori non sono stati informati del carattere non obbligatorio delle prove. Ma anche nelle scuole in cui il collegio ha deliberato di non svolgere le prove i direttori stanno cercando di imporle anche con illegittimi ordini di servizio, che prevedono di non svolgere l'attività didattica programmata, il che si può configurare come interruzione di pubblico servizio con profili penali». I Cobas hanno inviato diffide ai direttori e tuteleranno in sede giudiziaria sia i docenti che non ottempereranno agli ordini di servizio, sia quelli che lo faranno. «Nel merito - aggiunge il professor Capasso - i quiz Invalsi non solo sono uno strumento per valutare i docenti e le scuole, con conseguente differenziazione stipendiale e degli stessi finanziamenti, ma - con la gerarchizzazione dei docenti - standardizzano gli insegnamenti e determinano un impoverimento culturale e didattico, contribuendo alla dequalificazione della scuola pubblica determinata dai tagli agli organici e alle ore di lezione e dall'aumento del numero di alunni per classe. «Infatti - conclude Capasso - il docente che vede che i suoi studenti non sanno rispondere ai quiz (ma magari sono capaci di sviluppare analisi, di evidenziare nessi, di elaborare una visione globale) adatterà la propria programmazione ai quiz, indipendentemente dalle caratteristiche dei propri alunni e dalle proprie scelte di tipo didattico e culturale. Ciò significherà una drastica riduzione della democrazia e del pluralismo, ma anche della qualità della scuola, che punterà sempre ad addestrare ai quiz».
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