Sicurezza
«Piuss, incarichi in cambio di favori»
Ilaria Bonuccelli
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La Manifattura interessata da uno dei progetti del Piuss La Procura di Firenze accusa di corruzione l'ex provveditore De Santis
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LUCCA. Incarichi di progettazione per il Piuss "Lucca dentro" in cambio di favori per l'appalto della scuola dei Marescialli dei carabinieri di Firenze. Nell'avviso di chiusura delle indagini, la Procura di Firenze accusa di corruzione (in concorso) Angelo Balducci, ex presidente del Consiglio nazionale dei lavori pubblici, Fabio De Santis, ex dirigente del Provveditorato delle opere pubbliche Toscana-Umbria, e l'ingegner Silvio Albanesi che avrebbe ottenuto la progettazione definitiva del Piuss lucchese anche senza lettera di incarico. La tesi accusatoria, in sostanza, è questa: Balducci e De Santis avrebbero stipulato un «patto corruttivo» con gli imprenditori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei per favorire la loro società (la Btp) nella riconquista dell'appalto per la scuola dei Marescialli di Firenze. Nello specifico, i termini dell'accordo - stando alla Procura - sarebbero questi: l'ingegner Albanesi, membro della commissione «per l'adozione di valutazioni tecniche» sull'appalto della caserma fiorentina, avrebbe dovuto prendere decisioni «già concordate fra Balducci e De Santis nell'esclusivo interesse della società Btp spa (e comunque contrastanti con l'interesse pubblico)». Per prendere queste decisioni, però, l'ingegner Albanesi «violando i doveri di imparzialità connessi al pubblico ufficio ricoperto», avrebbe accettato la «promessa di conferimento di successivi lucrosi incarichi professionali da parte di De Santis». Infatti - secondo la ricostruzione della Procura - De Santis, come provveditore delle Opere pubbliche della Toscana, avrebbe conferito alcuni incarichi professionali all'ingegnere e a suo figlio Tommaso Albanesi, come ricompensa per le determinazioni adottate nella commissione di valutazione tecnica dell'appalto per la caserma dei Marescialli. Fra questi incarichi ci sarebbero quelli di progettazione nell'ambito del Piuss "Lucca dentro", il piano da 50 milioni di riqualificazione sostenibile delle aree e degli immobili degradati del centro storico, finanziato al 60% dall'Unione europea. Questi incarichi - che si sono fermati alla fase della progettazione definitiva, visto che quella esecutiva è stata inserita nelle gare d'appalto bandite dal Comune - potevano essere conferiti dal Provveditorato delle Opere pubbliche della Toscana perché era stato individuato come stazione appaltante sulla base di un accordo siglato con l'amministrazione comunale. L'importo di questi incarichi per il Piuss "Lucca dentro" - precisa la Procura fiorentina non è stato determinato «ma è necessariamente superiore alla soglia massima di legge (100mila euro, secondo quanto stabilisce il Codice degli appalti del 2006)». Il superamento della soglia dei 100mila euro - oltre la quale scatta, per legge, l'obbligo della gara d'appalto - viene dedotto dalla Procura in base all'importo complessivo del Piuss lucchese: l'importo della progettazione viene, infatti, calcolato in percentuale sulla spesa prevista per gli interventi. Non a caso, la Procura contesta anche che gli incarichi in questione, per il Piuss lucchese, sarebbero stati conferiti «in assenza perfino della lettera di incarico che ne avrebbe dovuto specificare l'importo e l'oggetto». Inoltre mancherebbe anche, in questo procedimento, l'adozione «di provvedimenti motivati - sottolinea l'accusa - che illustrasser le scelte e le determinazioni della stazione appaltante». E cioè del Provveditorato alle opere pubbliche con il quale la scorsa estate il Comune ha rescisso la convenzione. Infatti, dopo il terremoto che ha travolto i vertici fiorentini e il Consiglio nazionale dei lavori pubblici, il Provveditorato toscano non è stato in grado di garantire la consegna della progettazione esecutiva e l'indizione delle gare d'appalto nei termini imposti dal bando regionale al Comune per non perdere il finanziamento comunitario sul Piuss.
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