Il Tirreno

Lucca

«Ho capito subito cosa era successo»

E Lucia, la moglie di Togneri, si fa portare sul luogo della tragedia

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 BORGO A MOZZANO Sono le 16,40 quando da un'utilitaria grigia spunta una donna con una maglietta rossa. È seduta accanto alla conducente, una cugina. Quando scende capisce che il suo Romeo non c'è più. Corre ad abbracciare la suocera Nella Rinaldi - arrivata poco prima con il marito, la figlia e il cognato - e scoppia a piangere. Una scena straziante che commuove operai e maestranze di una cava che dal 1964 non aveva conosciuto lutti. Marco Motroni ripete la stessa frase: «Se non avesse avuto la mano sul metallo...».  È convinto che se la mano dell'amico, compagno di caccia, non fosse stata a contatto con il metallo del camion, il fulmine non lo avrebbe ucciso. Dice questo e niente altro: «Perdonatemi, non ce la faccio». Cerca di essere forte. Come forte è Lucia, la moglie di Romeo Togneri. Ha 52 anni, è operaia alla Continental di Pian di Coreglia dove si producono statuine di gesso per interni e presepi e conosce bene il dolore. A 19 anni ha perso il padre, ucciso da un infarto mentre lavorava in un'impresa edile. Ora il marito, il compagno ideale. Cerca di mantenersi calma: vuole capire, non si rassegna. Chiede a un collega del marito - presente al momento della tragica fatalità - di accompagnarla in cima alla cava nel punto esatto dove giace esanime il corpo del coniuge in attesa dell'arrivo del carro funebre per la rimozione della salma e il trasporto al Campo di Marte.  Prima di salire sulla jeep dice poche parole: «Doveva essere una giornata come tante. Io e Romeo ci eravamo alzati presto per andare a lavoro. Ed è lì che mi ha raggiunto la telefonata di Beniamino (Tonarelli, ndr) il datore di mio marito. Mi ha parlato di un incidente con un tono di voce tranquillizzante: ma ho capito subito che era accaduto qualcosa di irreparabile. Volevo partire con la mia auto, ma una mia cugina è venuta a prendermi e mi ha portato alla cava. Non è mi è bastato molto per capire che Romeo non c'era più».  Trattiene a stento le lacrime Adelmo Marchi, arrivato con la moglie sino ai piedi della cava appena appresa la notizia della tragedia: «Con Romeo c'era un'antica amicizia. Lavorava come operatore meccanico in questa azienda da oltre vent'anni. Proprio per la sua grande esperienza mi sembrava impossibile che potesse trattarsi di un incidente sul lavoro. Quando sono arrivato e mi hanno raccontato del fulmine non ci volevo credere. E dire che sino a ieri scherzavamo e ridevamo a casa sua mentre stava curando l'orto e il giardino di casa in località Preta a Piastroso. Tra qualche anno sarebbe andato in pensione e faceva progetti per il futuro legati alla sua terra. Era forte come una roccia, sempre allegro e sorridente. Era impossibile non volergli bene».  Senza parole l'ingegner Renzo Luvisi, socio della cava Tonarelli: «Erano in cima al taglio, nei campi di coltivazione della cava. Con Romeo e Mauro (Guaspari, l'operaio rimasto ferito) c'erano altri tre colleghi che stavano riparando i mezzi meccanici o utilizzando ruspe ed escavatori. È successo l'imponderabile, un qualcosa di imprevisto e imprevedibile che credo difficilmente possa ripetersi. Un fulmine piombato giù dal cielo, quando ancora non c'erano avvisaglie del temporale occorso diversi minuti dopo, si è abbattuto sul cassone alzato di un dumper marca Komatsu Hd 605 (veicolo per il trasporto di materiale sfuso) che si è comportato alla stregua di un parafulmine riversando le scariche verso il basso dove lavoravano i due dipendenti. Purtroppo Romeo aveva una mano appoggiata su una parte metallica mentre effettuava l'operazione del cambio dell'olio. In un attimo la saetta l'ha investito uccidendolo, mentre Mauro è stato colpito a una gamba. In oltre 40 anni di lavoro una cosa del genere non l'avevo mai sentita dire. Siamo sconvolti; è morto un amico prima ancora che un dipendente». Luca Tronchetti ALTRI SERVIZI A PAGINA 3

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