Attenzione
«È stata solo una fatalità»
Ilaria Bonuccelli
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Labbraccio fra Lucia Togneri, moglie dell operaio morto, e un collega del marito Sotto: la donna che si è appartata dopo la notizia della tragedia (Foto Vip) L'Asl esclude che non sia stata rispettata la sicurezza
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LUCCA. Una fatalità. Né più né meno. Le norme anti-infortunistiche rispettate. Il vestiario adatto al lavoro - manutenzione meccanica a un mezzo pesante - che gli operai stanno svolgendo. Perfino il tempo è accettabile. Nubi in lontananza, ma nemmeno una goccia d'acqua. Il fulmine, però, sì. Improvviso, inatteso. I tecnici dell'Asl, esperti del servizio di prevenzione, non hanno dubbi: la morte di Romeo Togneri e le ferite di Mauro Guaspari non si potevano evitare. Non con interventi umani. Sul piazzale della cava Tonarelli, a Socciglia, nel comune di Borgo a Mozzano, dove si estraggono gli inerti, non ci sono norme di sicurezza sul lavoro che sono state trascurate. Il parere dei tecnici Asl, Mauro Venturelli, Michele Pellegrinotti (tecnici della prevenzione) e Vito Tafaro (ingegnere) è unanime. Le verifiche sono state accurate. E sono scattate poco dopo la tragedia. «Non ci sono state inosservanze delle norme anti-infortunistiche - conferma Mauro Venturelli - e tutto è accaduto per una fatalità. Il fulmine ha colpito il cassone del grosso camion in manutenzione che, alzato com'era, ha raggiunto un'altezza di 8 metri. Ha funzionato da parafulmine. Ha attraversato il mezzo pesante, il telaio, la carrozzeria e si è scaricato a terra attraverso gli operai ai quali non è bastata, come isolante, la para scolpita di gomma delle scarpe da cava». La saetta, per quello che è stato ricostruito, è entrata dalla mano sinistra ed è uscita dal piede destro, attraversando il corpo e, soprattutto, il cuore. «È evidente - insiste Venturelli - che non c'è prevenzione per un incidente del genere che, a mia memoria, qui non era mai accaduto. Si tratta di un accadimento raro e, in questo caso, anche imprevedibile». Infatti - spiega il tecnico dell'Asl - quando la tragedia è accaduta, sul piazzale della cava non cadeva neppure una goccia d'acqua. «Non c'erano state neppure avvisaglie - insiste - che potevano far pensare a una situazione pericolosa. Infatti, nel cielo c'era ancora il sole, le nuvole erano lontane e, soprattutto, non si erano manifestati altri fulmini. Non c'era stata, magari, una precedente saetta, a qualche metro di distanza, che potesse far pensare che il piazzale, in quota, non fosse più sicuro. Niente faceva presagire quello che sarebbe successo dopo pochi minuti». Infatti, nessuno si è allontanato dal piazzale. C'erano anche altri operai a effettuare lavori di manutenzione su altri mezzi pesanti e nessuno ha avuto sentore di un pericolo imminente. «Quando si è scaricato il fulmine - dice - alcune persone hanno provato a prestare soccorso all'operaio, immediatamente. Un collega ha anche provato a rianimarlo, ma non ha potuto fare nulla. Le lesioni causate dal fulmine si sono rivelate subito mortali». Eppure, un momento dopo la morte dell'operaio, non c'è più traccia della tragedia nel piazzale. Il camion che ha fatto da parafulmine è intatto: riporta solo alcune tracce di ustione, probabilmente dove c'è stato contatto con gli operai. Ma Romeo Togneri, invece, non è rimasto illeso.
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