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TRIBUNALE Una decina di casi da esaminare dopo la sentenza sul reato di clandestinità  Il procuratore Aldo Cicala in questi giorni ha esaminato i vari fascicoli legati al reato di clandestinità e dichiarato illegittimo dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea con sentenza emessa giovedì scorso. La norma, introdotta in uno dei pacchetti sicurezza voluti dal Governo, è in contrasto con le direttive comunitarie e va disapplicata da tutti i giudici italiani. Una norma che prevedeva il carcere da uno a quattro anni per il migrante privo di permesso di soggiorno che si fosse trattenuto sul territorio italiano dopo l'espulsione e l'ordine del questore di allontanarsi. Sproporzionato il carcere a una semplice violazione amministrativa. La procedura da seguire, stando alle norme europee, è il trattenimento dell'immigrato clandestino in un centro di identificazione. Secondo la Corte di Giustizia la detenzione non può ovviare al fallimento delle misure amministrative espulsive. La procura di Lucca avrebbe in carico una decina di casi di immigrati clandestini detenuti. Ma prima di procedere alla scarcerazione i magistrati debbono verificare se l'arresto è da attribuire al reato di clandestinità o ad altre fattispecie penali. In quel caso non potrà esserci scarcerazione. CORTE D'APPELLO Non convalidato l'arresto dello slovacco che doveva scontare una pena residua  La Corte d'Appello di Firenze non ha convalidato l'arresto eseguito dalla polizia giudiziaria nei confronti di Boris Holicka, 35 anni, originario della Slovacchia e da anni residente a Lappato. Holicka, difeso dall'avvocato Umberto Grassi, doveva espiare un residuo pena di un anno e 5 mesi per concorso di furto in e su autovetture reati commessi in territorio sloveno negli anni 1994 e 1995. La Corte d'Appello non sussistendo il pericolo di fuga, la reiterazione del reato e l'inquinamento probatorio ha ritenuto insufficienti i presupposti per il provvedimento d'arresto ordinando l'immediata liberazione dello slovacco che nel dicembre 2008 la Mobile aveva denunciato per violazione della legge sulle armi.

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