Il Tirreno

Lucca

Mentre prepara l’appello contro il demansionamento, dà all’ex dirigente all’istruzione anche i servizi informatici

Il Comune assegna un nuovo incarico a Marchi

Giovanni Marchi
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Giovanni Marchi

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 LUCCA. Il Comune ricorre contro la decisione del giudice del lavoro che riconosce il demansionamento dell'ex dirigente alla pubblica istruzione, Giovanni Marchi. E in attesa dell'appello, prende un'altra decisione: da domani gli assegnerà anche i servizi informatici, settore ricavato sezionando i servizi demografici. Un modo per ottemperare alla sentenza che ordina al Comune di assegnare mansioni a Marchi mansioni adatte al suo ruolo.  Ma questa scelta non elimina l'amarezza del dirigente «visto che nessuno mi ha informato del ricorso. Eppure l'altro giorno durante la conferenza dei dirigenti il direttore generale e il sindaco avrebbero avuto l'opportunità di farlo. Me l'aspettavo, ma speravo che almeno me lo dicessero».  Invece il Comune manda una nota solo per sottolineare che «il giudice del lavoro non ha disposto il reintegro del dipendente nell'incarico ricoperto in precedenza. Quindi non dà di fatto ragione al dipendente, ma riconosce al Comune il pieno diritto a modificare l'assetto organizzativo e la scelta dell'ente nell'affidamento dei settori ai diversi dirigenti. Il giudice ha semmai valutato che l'incarico attualmente assegnato al dipendente comunale non ha natura dirigenziale. Il Comune non condivide questa valutazione e ritiene che il ruolo che questi sta svolgendo alla Protezione Civile sia dirigenziale. Quindi attivato le procedure per ricorrere in Appello». Non prima, però, di "rinforzare" gli incarichi assegnati a Marchi. Che replica: «La questione è duplice: nel mio ricorso da un lato volevo dimostrare che il demansionamento, con la ristrutturazione organizzativa, era stato fatto in modo surrettizio per penalizzarmi e dall'altro che l'incarico assegnatomi (servizio di staff della Protezione Civile) non era dirigenziale. Il giudice sulla prima questione non entra nel merito e sulla seconda sostiene la mia tesi tanto che ordina all'amministrazione comunale di assegnarmi mansioni adatte al mio ruolo condannando il Comune al pagamento di spese e onorari». Marchi ribadisce che questo secondo quesito «era quello al quale tenevo di più altrimenti mi sarei rivolto al Tar e non al giudice del lavoro. Adesso parlerò con i miei legali e ci prepareremo all'Appello. Sulla vicenda mi sorge un dubbio: visto che ci sono dipendenti che ricoprono incarichi dirigenziali senza averne la qualifica e dirigenti con mansioni inadatte al loro ruolo, è possibile che si profili un danno erariale?». L.T.

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