Italia
Danni al Caffè Di Simo
Ilaria Bonuccelli
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Anna Pistoresi, titolare del Di Simo mostra la vetrina danneggiata (foto Vip) Gettata una bottiglia contro le vetrate storiche
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LUCCA. Un tonfo secco, intorno alle 20,30. Un rumore che si confonde con la confusione del viavai del giorno di festa. Tre ore dopo, alla chiusura, la scoperta: la vetrina spaccata, probabilmente con una bottiglia, nella centrale via Fillungo, nella totale indifferenza dei passanti. Va in frantumi la sera di Pasqua un pezzo di Caffè Di Simo, il locale storico della città, frequentato da Giacomo Puccini, Giovanni Pascoli, Lorenzo Viani, i nomi grandi della cultura italiana (e internazionale) a cavallo fra Ottocento e Novecento. L'ipotesi più probabile è che si sia trattato di un atto vandalico, né più né meno. Non ci sono ragioni (né modalità) che facciano pensare a un attentato. Questo, però, non consola la titolare dello storico caffè, Anna Pistoresi, ancora preoccupata per l'episodio. Non tanto di paura si tratta, quanto di incredulità: nessuno che si sia fatto avanti per dire che aveva visto qualche cosa. Nessuno che si sia fermato a denunciare il lancio della bottiglia o dell'oggetto che ha spaccato la vetrina esterna, oltretutto quando c'era ancora luce e nella strada più frequentata del centro storico. «So per certo - esordisce Anna Pistoresi - quando la vetrina è stata spaccata perché ho registrato il rumore. Ma l'ho collegato, poi, all'atto vandalico soltanto quando ho scoperto il danno, al momento di chiudere il locale. L'episodio è avvenuto intorno alle 20,30 di domenica sera. Il bar era affollato, via Fillungo era piena di gente. Io stavo servendo il gelato a un gruppo di bambini. È a quel punto che ho sentito il colpo, fuori. Ma, poi, ho proseguito il lavoro, senza più badarci. Non avrei mai pensato che con un gesto del genere nessuno ci avrebbe avvisato». Proprio il fatto che nessuno le abbia segnalato il danno, fa pensare alla titolare del Di Simo che non sia successo nulla di particolare. Che il rumore non riguardi il Caffè. Invece, non è così. Fra le 23 e le 23,30, quando sta uscendo dal locale, Anna Pistoresi si accorge della vetrina rovinata. «Il primo pensiero - dice - è stato di chiamare il 113. È arrivata subito una volante e gli agenti mi hanno consigliato di sporgere denuncia. Poi, è stata avanzata un'ipotesi sulle cause dell'incidente, se così si può definire: probabilmente la vetrina è stata spaccata con una bottiglia, a giudicare dal colore del vetri trovati per terra davanti al locale. È assai probabile che la bottiglia sia stata scagliata: per questo ha fatto quel fracasso». Quello, invece, che secondo Anna Pistoresi «è incomprensibile - aggiunge - è il fatto che nessuno si sia accorto di niente. Ora, domenica sera, intorno alle 20,30, via Fillungo era ancora piena di gente. Credo che sia impossibile non notare una persona che tira una bottiglia contro una vetrina o che anche solo commette un vandalismo. Eppure nessun passante si è fermato a segnalarci l'episodio. Proverò anche a chiedere a chi lavora nei negozi della zona se hanno visto qualche cosa, ma molti erano chiusi, sia perché era Pasqua sia perché era già passato da un pezzo l'orario di apertura». Il problema principale, però, in questo momento - ammette la titolare - non è tanto scoprire chi è stato «quanto rimediare al danno. Il locale è vincolato dalla Sovrintendenza come monumento e dobbiamo capire chi sia in grado di ripristinare la vetrata originale. Devo trovare un artigiano, una bottega capace di restituire alla vetrata l'aspetto originale. Non possiamo certo sostituirla con un vetro qualunque, considerando il valore dell'immobile, anche da un punto di vista storico e artistico. Quindi, quella che all'apparenza sembra solo una bravata, rischia di costare molti soldi». E di riaccendere, anche, una riflessione sulla sicurezza nel centro storico, al centro del dibattito di un recente consiglio comunale: se da una parte, infatti, è vero che in questa circostanza nessuno si è fatto male e che non è stato neppure commesso un furto, emerge (ancora una volta) la vulnerabilità dei monumenti e dei luoghi di interesse. Anche se si trovano in pieno centro.
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