La manifestazione
Una galleria per gli artigiani
Marco Innocenti
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La viabilità della Piana, larea del protetto Piuss e un momento della intervista con Da Prato e Michelotti Da Prato: «Va trovato uno spazio nelle aree del progetto Piuss»
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LUCCA. La città si è svegliata, capisce l'importanza della sua storia, della sua arte e della sua cultura, si è aperta agli stranieri, è ancora vivibile. Ma risente della mancanza di un progetto chiaro che valorizzi davvero le sue risorse e consenta di programmare e intraprendere conoscendo gli indirizzi su cui si vuol costruire il futuro. È moderatamente ottimista il presidente provinciale della Cna (Confederazione nazionale dell'artiginato), Ugo Da Prato. Da Prato, portavoce anche di Rete Imprese, il soggetto che coordina le associazioni dell'artigianato e del commercio, concorda la vicepresidente della Cna, Paola Michelotti. La vostra associazione vede prospettive concrete di rilancio e di sviluppo, ma quali sono gli ostacoli? «Su tutti, la carenza di infrastrutture. Il territorio offre grandi opportunità, ma è penalizzato da una viabilità ferma da decenni e da una linea ferroviaria da far west. Non è più possibile fare a meno di una grande viabilità di collegamento che faccia raggiungere in tempi rapidi il nodo fiorentino e l'aeroporto di Peretola, Pisa e l'aeroporto Galilei, il porto di Livorno. Nè si può rinunciare al raddoppio della linea ferroviaria tra Firenze e Viareggio e al potenziamento della Luccaa-Aulla. Le firme sui protocolli non bastano: ci vogliono progetti, soldi e cantieri. Parlando con il governatore della Toscana, Enrico Rossi, è emersa la possibilità che, in attesa del doppio binario, si possano almeno individuare, nelle ore di punta, treni regionali ad alta velocità per arrivare a Firenze in 50 minuti. Per la viabilità invece ci auguriamo di vedere davvero arrivare le risorse necessarie. Le carenze infrastrutturali rappresentano per le attività costi aggiuntivi e fanno perdere competitività. Confortano le opere stradali portate avanti dalla Provincia nella Valle, ma se non è possibile potenziare in tempi rapidi la linea ferroviaria sarebbe almeno indispensabile che fosse percorsa da treni che non si rompono e con carrozze nuove». Da più parti si invoca il ritorno di attività artigianali nel centro storico. Si è richiamato il progetto della via della Seta in via dei Fossi e si è auspicata una politica di sostegno al settore. Possibile rivedere dentro le Mura qualcuna delle tante attività fuggite negli ultimi anni? «Certi percorsi imprenditoriali hanno avuto la loro evoluzione e pensare adesso di ripopolare il centro con attività artigianali e realtà commerciali è difficile, se si considerano i criteri spietati delle leggi che regolano l'artigianato. Ma uno spiraglio ci può essere: nell'ambito delle ristrutturazioni nella parte sud-ovest del centro attraverso i progetti del Piuss si dovrebbero trovare spazi per costruire un percorso, una galleria gestibile e a costi accessibili per gli artigiani. Qui potrebbero terreno fertile aziende di ogni settore che hanno abbandonato la città e che potrebbero tornare, attirate dalla prospettiva di un buon mercato, sia con i turisti che con i lucchesi». I meno di 9mila residenti dentro le Mura non autorizzano però a ipotizzare grandi incassi con i lucchesi. «Certamente si pone la necessità di ripopolare il centro, ma è più facile pensare a un nuovo impegno per attirare gente da fuori che non al recupero di residenza. I prezzi del mercato casa dentro le Mura non lasciano spazio a sogni, almeno nell'immediato. Molti dei grandi contenitori sono di proprietà pubblica, le case per giovani coppie e ceti meno abbienti sono rare». Tutti girano intorno al solito concetto: rivitalizzare. Ma tutti dovrebbero darsi da fare, anche i vostri associati. Pure in queste sere di vigilia di Pasqua, con la città piena di gente, trovare locali aperti dopo le 19,30 è un'impresa, se si esclude il fine settimana. Cominciano a disertare il centro storico anche i giovani. «Il problema è complesso. Le attività stanno aperte se hanno convenienza a farlo, ma la gente viene se trova i locali aperti. Certo è che a chi lavora dietro a un banco si dovrebbe dare più sostegno, mentre vediamo spesso atteggiamenti fiscali. Le regole vanno rispettate, ma bisogna pur consentire di lavorare. Intanto proviamo a rendere i parcheggi gratuiti dopo le 18,30 d'inverno e dopo le 19 d'estate. E magari a mettere a disposizione dei giovani che vengono in moto qualche posto in più per la sosta anche nella Ztl e per gli automobilisti qualche stallo in più in parcheggi interrati dentro le Mura o in silos subito all'esterno». Più locali pubblici aperti, più gente e più affari: perché questa equazione torni c'è bisogno anche di altro per invogliare a venire in città. L'unico teatro dà spettacoli poche sere all'anno, l'Agorà, le casermette delle Mura e altri spazi pubblici sono chiusi dopo cena. I cinema sono solo quattro. Cosa offre la città a chi non ha solo voglia di bersi una birra? «L'idea lanciata già da altri di incrementare la proposta di rappresentanzioni teatrali, musicali e culturali in genere è senz'altro giusta. Come va valutata l'opportunità di tenere aperte Agorà e casermette fino a mezzanotte. Per ravvivare il centro, sarebbe utile anche realizzare aree di connessione wireless accessibili a tutti, mantenendo ed aumentando gli eventi in cartellone». Mura, verde, Puccini, musica: è questo il filone da seguire per richiamare flussi sempre maggiori di turisti? «Non c'è dubbio, ma dobbiamo puntare di più sulla promozione mirata di un calendario coordinato. La cosiddetta cabina di regia ancora non funziona e non c'è più nemmeno l'Apt. C'è però un gran bisogno di mettere tutte le risorse in rete e Lucca sotto questo aspetto deve aprirsi anche alle iniziative del resto del territorio. Se davvero si riesce a fare sistema, sarà un vantaggio per tutti. E non dobbiamo dimenticare il decoro: nei periodi in cui hanno governato amministrazioni più attente abbiamo raggiunto eccellenze estetiche e ottima vivibilità. Non basta una fittizia pulizia degli spazi cittadini e un tentativo di gestione del traffico e dei parcheggi per qualificare Lucca ed esaltare la sua identità, vera arma vincente. Non è possibile fare scelte giuste, se si cerca di rispondere solo a piccoli interessi individuali. Se si chiedono a tutti sacrifici, si devono proporre in cambio prospettive di lungo periodo e indirizzi precisi, coinvolgendo davvero associazioni, cittadini, esperienze ed intelligenze nella messa a punto del progetto per Lucca». Che non può prescindere dal recupero della periferia, dove troppo si è cementificato, arrivando a saturare il mercato e a mettere in crisi il settore immobiliare. Come fanno le aziende del comparto ad andare avanti? «Il momento è difficile. Per superarlo chiediamo alle nostre imprese di fare uno sforzo per crescere e innovarsi, qualificandosi nel recupero e nel ricorso a tutte le più moderne soluzioni per assicurarare abitazioni sicure e di qualità. Crediamo che per far ripartire l'edilizia sia necessario davvero puntare molto sul concetto del riuso, anziché sull'ulteriore spreco di quel poco di territorio che non è già cementificato. Sarebbero necessarie nuove norme mirate, accanto a incentivi e agevolazioni».
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