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«Troppa violenza in città»
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Larcivescovo Italo Castellani (Vip) L'arcivescovo Castellani preoccupato per la crescita della malavita
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LUCCA. È un messaggio attento alle vicende degli ultimi tempi quello che l'arcivescovo Italo Castellani ha scritto in occasione della Pasqua. Un'omelia che manifesta la preoccupazione della guida della Chiesa di Lucca per le vicende che riguardano il lavoro, gli immigrati, la violenza sulle donne. L'arcivescovo fa una riflessione sulla società lucchese, scossa dell'omicidio di Laura Giannarini uccisa dal findanzato e da tanti episodi di cronaca nera. Scrive infatti: «La nostra società percorsa da eventi che sino a pochi anni fa sembravano appartenere ad altre società, ma non sicuramente alla nostra: omicidi-suicidi che hanno insanguinato il nostro territorio in questi ultimi tempi - con una manifesta violenza contro la donna - alla cosiddetta malavita ordinaria crescente, indice non solo di un malessere personale ma di un degrado culturale sociale collettivo nella vita quotidiana. Come è possibile tutto questo, continuiamo a chiederci». L'arcivescovo riflette sul mondo intero segnato da focolai di guerre e di violenze, con profondi e rapidi cambiamenti a dir poco epocali e invita tutti a un'accoglienza sincera. «Mi riferisco agli avvenimenti che si stanno susseguendo a ritmo incalzante e che ci trovano impreparati se non spiazzati, nel dare risposte adeguate come comunità ecclesiale: dal fondamentalismo culturale e religioso avanzante, alla globalizzazione e alla crisi economica mondiale che ci ha coinvolti nella precarietà e povertà dell'umanità intera, alle catastrofi naturali che ci hanno richiamato alle nostre responsabilità di fronte al creato e, negli ultimi mesi, lo "tsunami umano" conseguente ai recenti avvenimenti del Magreb che ci stimola e ci provoca, come comunità cristiana di Lucca, ad una testimonianza accogliente, senza sé e senza ma. E infine il nostro celebrare la Pasqua del Signore non può sottrarsi al confronto con la crisi economica che attraversa anche la nostra città, la nostra Lucchesia, tante nostre famiglie, e determina i suoi effetti velenosi nel crescere della disoccupazione in particolare quella giovanile. La mancanza di lavoro e della dipendenza economica non può essere delegata alla sola assistenza, ma esige, tra di noi, nuove forme di solidarietà e di condivisione ed un concreto "spezzare il pane che c'è"». Significativo il messaggio ai giovani: «Non cercate scorciatoie che spesso portano alla morte, facendovi sedurre e ingannare dalle dipendenze dell'alcol, droga, sesso, internet, bullismo». E c'è un'esortazione agli adulti: «Lucca è una città dove numerose sono le separazioni, per cui le famiglie spesso sono alla deriva con i figli sballottati tra la mamma e il babbo. Ricominciamo, in particolare, a mettere Dio al centro delle nostre famiglie».
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