La manifestazione
Sei colpi contro la fidanzata
Le ha scaricato addosso tutti i proiettili nel tamburo
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LUCCA. Sei colpi per uccidere, tutti andati a segno. Quattro sparati in rapida successione con una pistola a tamburo a una distanza di non più di 10 metri e che hanno raggiunto la vittima al torace, all'altezza della mandibola, del seno e della spalla sinistra. Altri due - forse esplosi mentre Laura Emanuela Giannarini stava cadendo a terra (è stata rinvenuta in posizione supina) dopo una leggera torsione provocata dai colpi attinti - sparati alla schiena, come dimostrerebbe il foro d'entrata e un'ogiva deformata rinvenuta a pochi centimetri dal cadavere. L'esame esterno, eseguito a tarda notte dal medico legale Stefano Pierotti, per conto del sostituto procuratore Elena Leone, non può chiarire in modo certo se Igor Paolinelli ha infierito sul corpo della vittima dopo aver esploso i primi quattro colpi. Servirà l'autopsia - che non è ancora stata fissata - per averne la certezza. Al momento l'assassino è rinchiuso nel carcere di San Giorgio con l'accusa di omicidio volontario con l'aggravante della premeditazione, dei futili motivi e del porto d'arma da fuoco fuori dall'abitazione (aveva il permesso solo per la detenzione della Smith & Wesson calibro 38 special). Un'accusa sufficiente per poter configurare l'ergastolo anche se, con la scelta del rito abbreviato e la piena collaborazione dell'omicida, è probabile una riduzione della pena. Subito dopo la piena confessione Paolinelli è stato sottoposto all'esame per il riscontro della presenza di tracce di polvere da sparo sui polpastrelli delle dita, che ha dato esito positivo. Oltre all'eventuale autopsia, che con l'ok della procura potrebbe svolgersi domani, il sostituto procuratore Elena Leone potrebbe anche nominare un consulente balistico per stabilire la traiettoria dei proiettili e chiarire ulteriormente la direzione degli spari, soprattutto dei colpi che hanno raggiunto la vittima all'altezza di un fianco. L.T.
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