Il Tirreno

Lucca

Dalla Cina a Lucca, solo per Puccini

Ilaria Bonuccelli
Dalla Cina a Lucca, solo per Puccini

Scambi con il Boccherini per studiare l'opera nella città del Maestro

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 LUCCA. Le richieste arrivano da lontano, dalla Cina. I giovani cantanti vogliono studiare l'opera, il canto, la musica a Lucca, la città di Giacomo Puccini. Giampaolo Mazzoli, direttore del Boccherini, non si lascia sfuggire l'occasione. Mette in piedi uno scambio culturale con l'Oriente. Ma anche con Parigi, Budapest, Ginevra, la Scozia, la Spagna, il Portogallo.  Le credenziali per l'alta formazione l'istituto, anche in sede europea (e oltre) le ha tutte: è stato il conservatorio di Puccini e, in anni più recenti, del maestro Renato Serio e di Nicola Luisotti, direttore musicale dell'Opera house di San Francisco. Per questo, potrebbe essere l'istituzione di riferimento per l'anno pucciniano, da inventare intorno alla riapertura della casa natale del Maestro. E per questo vorrebbe essere il braccio destro del Giglio, il primo partner per produzioni liriche di qualità a basso costo, con artisti emergenti pronti a sperimentare il palcoscenico e a vivacizzare il cartellone del teatro comunale. Intanto con un'orchestra giovanile stabile. Poi con i debutti di cantanti. Mazzoli, già direttore del coro del Verdi di Pisa, direttore d'orchestra con il pallino per la lirica, sa bene quale deve essere l'obiettivo del Boccherini: stimolare un nuovo rapporto fra formazione e produzione nel mondo della musica. E non ci sarebbe città migliore di Lucca, con la sua tradizione, per sperimentare questo rapporto. All'estero sembrano averlo capito meglio che in città, viste le richieste di collaborazioni e scambi di formazione inviate al Boccherini.  Maestro Mazzoli, il Boccherini varca i confini di Lucca. Come c'è riuscito?  «I nostri scambi internazionali sono favoriti dalla trasformazione dell'istituto in università, con un corso di studi articolato in un triennio e in un biennio di alta specializzazione, al quale si accede attraverso una preparazione pre-accademica. Questo ci ha consentito di entrare nei circuiti degli scambi culturali, con i progetti come l'Erasmus o Leonardo. Ma non è solo questo».  Che cosa c'è da'altro?  «C'è la sua storia: è uno dei più antichi istituti musicali italiani, nato nella seconda metà dell'Ottocento, a conferma del progetto culturale già presente a Lucca che voleva andare oltre la cappella musicale. Poi c'è la tradizione musicale della città, i suoi compositori. Primo su tutti, Giacomo Puccini».  È così forte la capacità di attrazione che Puccini esercita sui paesi stranieri, anche a livello di formazione?  «Sì. Ci sono studenti da tutto il mondo che vogliono venire a studiare nella città di Puccini. Lo dimostra, ad esempio, il rapporto che stiamo sviluppando con alcune scuole di Pechino. Attraverso un'agenzia, molto accreditata, stiamo sperimentando un percorso di scambi Italia-Cina: nel prossimo anno accademico ospiteremo alcuni giovani per i quali la massima aspirazione è venire a studiare canto nella patria di Puccini. A settembre, con alcuni docenti del Boccherini, terremo un corso di formazione di una quindicina di giorni in Cina: si tratterà, di fatto, di un'audizione per 40-50 studenti selezionati dai colleghi cinesi. Fra questi ne sceglieremo 10-15 per frequentare i corsi di canto, piano e violino al Boccherini. Ma questo sarà solo il principio».  A fronte di queste collaborazioni internazionali, come vi rapportate con i teatri locali? Ad esempio, con il festival Pucciniano?  «La scuola è pronta a collaborare con le realtà della zona. Per chi studia al Boccherini il debutto al festival Pucciniano o al Giglio dovrebbe essere lo sbocco naturale. Ma non è così automatico».  Vuol dire che è difficile collaborare con il Giglio?  «Voglio dire che potremmo collaborare di più. Quest'anno, ad esempio, ci è stata affidata l'organizzazione dei concerti-aperitivo della domenica, ma potremmo andare oltre».  Perché non ci riuscite?  «Perché al momento il teatro è un po' fermo. Percepisco la situazione di stallo, soprattutto a livello di produzioni liriche che, invece, servirebbero sia al Giglio sia al Boccherini». Perché?  «Perché il teatro potrebbe ampliare il proprio cartellone con produzioni liriche a costi molto contenuti, ma non per questo non di qualità. E al tempo stesso, agli studenti consentiremmo di debuttare a teatro, di far parte di una vera produzione, di sperimentare la direzione d'orchestra, di far parte di un ensemble. E di rapportarsi con l'opera, che è diversa dalla musica sinfonica». Che cosa proporrebbe?  «Intanto la creazione di un' orchestra giovanile stabile, da utilizzare per le recite. Poi ampliare l'offerta di opera utilizzando i cantanti che escono dall'istituto: dopo tre anni di studio e addirittura di specializzazione, sono professionisti. Bisognerebbe creare un percorso formativo sul campo, con una collaborazione fissa tra Boccherini e teatro. Il vero rapporto da portare avanti è quello tra formazione e produzione».  Ma è anche vero che produrre costa. E che le finanze dei teatri, in genere, al di là del Giglio, non sono floride.  «Intanto produrre con giovani artisti non ha costi alti. Anzi: si potrebbe pensare a istituire borse di studio o a concordare solo un rimborso spese per le prestazioni. Inoltre, è proprio quando c'è crisi che bisogna impegnarsi di più per produrre. Aumentando l'offerta, si incrementa la domanda. Certo occorre anche ingegnersi per far fronte alla riduzione delle risorse. Ma questo spetta ai vertici del teatro. Alla fine la vera domanda da porci, tutti, istituzioni comprese, è quanto si voglia investire sull'identità culturale, artistica di un popolo, dalla quale si misura il grado di civiltà».  Lei parla di co-produzioni, collaborazioni e così via. Ma quale contributo dà o potrebbe dare il Boccherini alla creazione, intanto, di un cartellone musicale unico, su base annuale?  «Credo che il Boccherini, oggi che ha lo status di università, partecipata dal Comune, potrebbe essere il capofila per il coordinamento delle attività musicali di Lucca».  E per il cartellone da inventare in vista della riapertura di casa Puccini?  «Anche in questo caso non solo siamo disposti a partecipare, ma anche a proporci come coordinatori di tutte le iniziative musicali, visto che siamo una scuola di alta formazione. Mi sembrerebbe naturale indicare il Boccherini come capofila di queste iniziative. Intanto, come istituto abbiamo deciso di dedicare le attività del prossimo anno a Puccini. Credo che glielo dobbiamo, soprattutto nell'anno di riapertura della sua casa natale».

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