La manifestazione
Giglio, Cda verso la sostituzione
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Un’audizione del presidente Casali nella commissione comunaleScelta obbligata dopo la chiusura del bilancio con un altro disavanzo
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LUCCA. Conto alla rovescia per la sostituzione del consiglio di amministrazione del teatro del Giglio. Anche se non ci sono ancora comunicazioni ufficiali, il sindaco è intenzionato a sostituire il presidente Aldo Casali e gli altri membri del cda: del resto, la scelta oggi appare obbligata, visto che il bilancio 2010 si è chiuso (come annunciato) con un disavanzo importante.
Fino a quando il presidente Casali non rientrerà dalle ferie, il sindaco non ha intenzione di compiere alcun atto ufficiale. Ma già la prossima settimana potrebbe esserci un confronto. Il tentativo di Mauro Favilla, finora, è stato quello di convincere Casali a dimettersi, lasciando volontariamente l'incarico. E su questa linea ha tenuto duro anche dopo che il consiglio comunale, all'unanimità, ha sfiduciato i vertici (politici e tecnici) del teatro. Tanto che si è rifiutato di revocare le nomine, prima della presentazione del consuntivo 2010. Insomma, Favilla non si è accontentato del disavanzo annunciato per rinnovare i vertici del teatro. Ora, però, il buco non è solo più previsto: è conclamato. Infatti, il 7 aprile il consiglio di amministrazione del Giglio ha approvato il consuntivo 2010, prendendo atto del passivo di alcune centinaia di migliaia di euro. Questo voto è sufficiente a decretare la decadenza del cda: in base allo statuto del teatro, infatti, dopo il secondo bilancio in rosso consecutivo, il consiglio di ammistrazione non può proseguire il mandato. Quello presieduto da Casali non fa eccezione alla regola. Il consuntivo, però, non è ancora arrivato a Palazzo Orsetti. Infatti, è stato da poco spedito ai sindaci revisori che, a loro volta, hanno tempo fino al 15 maggio per inviarlo all'amministrazione comunale. Il conto alla rovescia, comunque, è iniziato per l'attuale cda, da diverso tempo orfano di un consigliere: Paolo Razzuoli, infatti, si è dimesso a giugno dell'anno scorso perché non in sintonia con la politica portata avanti dagli attuali vertici. I segnali di crisi, quindi, c'erano già. E non solo per i risultati economici, per nulla positivi in un momento, però, di grande crisi per tutte le istituzioni e tutti i settori, cultura compresa. Una flessione, quindi, avrebbe potuto anche essere fisiologica. Quello, però, che non può (e non poteva) essere spiegato con la crisi è stato il progressivo disimpegno della Fondazione Crl e anche della stessa Crl nei confronti del teatro. E la scelta di defilarsi dalle produzioni e co-produzioni, con relativo peggioramento dei rapporti con gli altri teatri italiani. La politica, da destra e da sinistra, ha più volte posto l'accento su questi aspetti. L'amministrazione ha cercato di ignorarli, con la difesa strenua del teatro da parte dell'assessore alla cultura. Convinta, anche, che tutti i problemi del Giglio si risolvessero con i contributi speciali (sull'Unità d'Italia) della Presidenza del consiglio o con l'accordo con la Pergola. Tanto sbandierato, ma ancora non siglato.
Fino a quando il presidente Casali non rientrerà dalle ferie, il sindaco non ha intenzione di compiere alcun atto ufficiale. Ma già la prossima settimana potrebbe esserci un confronto. Il tentativo di Mauro Favilla, finora, è stato quello di convincere Casali a dimettersi, lasciando volontariamente l'incarico. E su questa linea ha tenuto duro anche dopo che il consiglio comunale, all'unanimità, ha sfiduciato i vertici (politici e tecnici) del teatro. Tanto che si è rifiutato di revocare le nomine, prima della presentazione del consuntivo 2010. Insomma, Favilla non si è accontentato del disavanzo annunciato per rinnovare i vertici del teatro. Ora, però, il buco non è solo più previsto: è conclamato. Infatti, il 7 aprile il consiglio di amministrazione del Giglio ha approvato il consuntivo 2010, prendendo atto del passivo di alcune centinaia di migliaia di euro. Questo voto è sufficiente a decretare la decadenza del cda: in base allo statuto del teatro, infatti, dopo il secondo bilancio in rosso consecutivo, il consiglio di ammistrazione non può proseguire il mandato. Quello presieduto da Casali non fa eccezione alla regola. Il consuntivo, però, non è ancora arrivato a Palazzo Orsetti. Infatti, è stato da poco spedito ai sindaci revisori che, a loro volta, hanno tempo fino al 15 maggio per inviarlo all'amministrazione comunale. Il conto alla rovescia, comunque, è iniziato per l'attuale cda, da diverso tempo orfano di un consigliere: Paolo Razzuoli, infatti, si è dimesso a giugno dell'anno scorso perché non in sintonia con la politica portata avanti dagli attuali vertici. I segnali di crisi, quindi, c'erano già. E non solo per i risultati economici, per nulla positivi in un momento, però, di grande crisi per tutte le istituzioni e tutti i settori, cultura compresa. Una flessione, quindi, avrebbe potuto anche essere fisiologica. Quello, però, che non può (e non poteva) essere spiegato con la crisi è stato il progressivo disimpegno della Fondazione Crl e anche della stessa Crl nei confronti del teatro. E la scelta di defilarsi dalle produzioni e co-produzioni, con relativo peggioramento dei rapporti con gli altri teatri italiani. La politica, da destra e da sinistra, ha più volte posto l'accento su questi aspetti. L'amministrazione ha cercato di ignorarli, con la difesa strenua del teatro da parte dell'assessore alla cultura. Convinta, anche, che tutti i problemi del Giglio si risolvessero con i contributi speciali (sull'Unità d'Italia) della Presidenza del consiglio o con l'accordo con la Pergola. Tanto sbandierato, ma ancora non siglato.
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