Attenzione
I giovani riscoprono l'agricoltura
Angelica D'Agliano
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Michela Pierantoni insieme al marito Franco; a destra lagriturismo Chioi Una coppia under 30 ha fatto nascere un'azienda sulle colline di Barga
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BARGA. In provincia di Lucca l'agricoltura si fa under 30. Sono molti i giovani che decidono di tornare alla terra, vuoi per inseguire un sogno, vuoi per continuare una tradizione familiare che è insieme una ricchezza e una passione. Michela Pierantoni, esponente under 30 del gruppo giovani impresa di Coldiretti, è una di questi. Classe 1982, da circa otto anni ha scelto una strada tutta sua. Con l'aiuto del marito Franco produce e vende alberi di Natale e piante da giardino, e durante la stagione turistica ospita famiglie per lo più straniere nell'agriturismo Chioi, che si trova nell'omonima località. Nelle case che un tempo hanno accolto le famiglie dei suoi avi, Michela adesso insegna ai biondi bambini del nord Europa (e ai loro genitori) come si fanno in casa il pane e la pasta, che differenza c'è tra un pulcino di colomba e uno di gallina, e quante varietà di frutta e ortaggi possono crescere nelle nostre terre. Michela, racconti la sua storia. «Sono sempre stata immersa nel mondo dell'agricoltura. Ho studiato all'istituto tecnico agrario di Pescia e quando i miei hanno aperto prima un'azienda agricola e poi un agriturismo ho capito che quella era la mia strada. Perciò ho rilevato l'attività nel 2003 e da allora non ho più smesso». Cosa produce l'azienda? «La nostra specialità sono gli alberi di Natale. Lo so, può sembrare strano, ma queste piante hanno tutta una legislazione dietro, devono essere piante prodotte in un modo preciso e certificate. Oltre a questo coltiviamo lauro e altre specie da giardino. Ortaggi e frutteto invece sono a disposizione degli ospiti dell'agriturismo e per nostro autoconsumo». Ai Chioi le persone si sentono a casa. «Sì, le strutture che ospitano i turisti sono vecchie, pensi che nella casa principale è nato mio nonno e l'altra è stata ricavata da una fienile. Al piano terra c'è un locale una volta adibito a stalla dove gli ospiti cucinano cose semplici come il pane e la pasta fatta in casa. Dietro le case c'è l'orto che gli ospiti visitano quando vogliono. Là crescono verdure e frutta: dalle lattughe alle prugne ai pomodori, che possono essere consumati freschi ogni giorno». Un lavoro duro? «Impegnativo, sì. Alle sei e mezza inizia la giornata. Le cose da fare sono molte: annacquo il giardino, pulisco la piscina, faccio gli appartamenti e taglio il prato. E poi c'è da badare alle serre, all'azienda e al punto vendita. Quando abbiamo ospiti, però, capitano anche momenti di svago, come i giochi coi bambini: insieme diamo da mangiare alle caprette, alle colombe e ai polli. I piccoli imparano a relazionarsi con animali diversi dai soliti cani e gatti, osservano le differenze. Per loro è un'esperienza importante». La cosa più bella della sua attività? «Il contatto costante con la natura». Le difficoltà maggiori? «Direi all'inizio. Forse non siamo molto aiutati. Partire da un podere è molto difficile, così come può essere arduo ottenere la fiducia e l'aiuto di una banca. Una volta che sei partito poi riesci». Progetti? «Vogliamo aumentare la produzione di ortaggi e di cereali, soprattutto granturco e grano, lavorare dei terreni con il farro. E sarà tutto biologico».
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