Il Tirreno

Lucca

In via Vittorio Veneto volantinaggi e interventi

Presidio di precari e studenti «Tutele nella vita e sul lavoro»

Nadia Davini

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 LUCCA. Lavoratori precari e studenti in piazza ieri pomeriggio: con un presidio in via Vittorio Veneto, tra interventi e volantinaggi. La manifestazione, che ha coinvolto tutte le piazze delle principali città italiane nella giornata "Il nostro tempo è adesso", è stata organizzata dalla Rete degli Studenti. Tappa di avvicinamento allo sciopero generale del 6 maggio, il presidio è voluto tornare a dar voce alle principali rivendicazioni dei mesi scorsi: il diritto al futuro, garanzie e tutela nella vita e sul lavoro per le nuove generazioni che più di altre stanno pagando la crisi. E per esprimere tutta la propria contrarietà al precariato. Nel corso della giornata sono state snocciolate le cifre che hanno trasformato in poco più di due anni la "questione giovanile" in una vera e propria emergenza sociale intergenerazionale. I dati, soprattutto quelli che riguardano la disoccupazione, sono ormai di dominio pubblico. Ogni trimestre l'Istat conferma lo sconcertante primato che l'Italia detiene tra i paesi Ocse: la media dei giovani disoccupati che hanno tra i 15 anni e i 24 anni si mantiene stabile poco sotto il 30 per cento.  Quello che passa ancora oggi inosservato è la crescita del tasso di inattività al 71,6%, una situazione che interessa di più gli uomini al Nord e le donne nelle regioni del Centro, mentre al sud il 32,9% delle donne sono disoccupate. Scarse opportunità professionali, lavori in nero sottopagati e discontinui, quindi senza contratto, senza contributi. Lavoro irregolare per la maggior parte di questi ragazzi: pochi dei quali, per non dire nessuno, avrà diritto ad una pensione a causa della sporadicità dei versamenti.  «Chiediamo - dicono - di cambiare l'agenda politica di questo paese, sempre ferma alle questioni giudiziarie del Presidente del consiglio. Vogliamo più investimenti nella ricerca e nello sviluppo e riforme sociali che ci garantiscano il diritto ad un'equa retribuzione, alla maternità e alla continuità di reddito che manca del tutto in Italia, unico paese in Europa. E infine pretendiamo l'abolizione della legge 30, quella che ha introdotto le peggiori condizioni di lavoro dopo il dopoguerra».

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