Il Tirreno

Lucca

Lucca deve restare diversa

Marco Innocenti
Turismo individuale e a gruppi in città e (in alto a destra) un momento dell’intervista
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Turismo individuale e a gruppi in città e (in alto a destra) un momento dell’intervista

Capocchi: «La risorsa è la sua identità, turismo da selezionare»

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 LUCCA. Va in controtendenza Alessandro Capocchi, economista e direttore scientifico dei corsi di laurea in scienze del turismo all'Università Campus. La forza di Lucca, sostiene, sta nell'essere diversa da tutte le altre città pur essendo inserita nel "brand" Toscana, di eccezionale fascino nel mondo. «Non dobbiamo fare l'errore di omologarci a Firenze, Pisa e Siena dove il turismo di massa produce più danni che vantaggi».  «Lucca deve continuare a differenziarsi, salvaguardando le sue caratteristiche, la sua identità, la sua storia. E rifuggendo dalla logica delle iniziative studiate per i pacchetti graditi dai gruppi che arrivano in pullman e sfruttano la città solo per poche ore».  Sono allora inutili gli sforzi che si tenta di fare per promuovere davvero Puccini e i grandi della musica, le Mura, le ville storiche e il verde? Non serve la cabina di regia?  «Non dico questo, ma credo che la priorità sia la qualità, non la quantità. E con la qualità deve andare di pari passo la professionalità, in ogni campo. I dati sull'affluenza turistica, che continuano a premiare Lucca rispetto ad altre città d'arte in difficoltà, indicano chiaramente che è premiante la tutela dell'identità che, almeno finora, ha ad esempio impedito che il centro storico si trasformasse in una catena di ristoranti e fast-food a cielo aperto, come invece è accaduto a Pisa e Siena».  Differenziazione: è questa la parola magica per il definitivo rilancio?  «Più che altro è una scelta inevitabile. Il turismo di massa non paga, nel giro di poco tempo allontana il flusso di visitatori di qualità che è quello giusto per noi, anche se oggi viaggiare non è più una prerogativa per aristocratici. Lucca è la città nobile del turismo toscano ed è per questo che richiama così tanta residenza straniera, che qui trova una quiete ed una dimensione perdute da altri centri. Il successo più grande per una città che punta molto sul turismo è dato dalla scelta che trasforma il visitatore in residente. I ritmi e le dinamiche dei flussi sono sempre più veloci e allora è imporante capire in fretta come vogliamo posizionarci per attirare presenze. Si deve partire dal concetto di identità, contando ad esempio sui fiori all'occhiello di cui disponiamo nel campo della formazione».  Riprende il concetto già espresso dal direttore dei corsi Imt, Fabio Pammolli: Lucca città della formazione. È così?  «Certamente è una carta vincente. Imt, Campus e Istituto Boccherini hanno potenzialità di attrazione immensa nel mondo dell'educational. I primi due già richiamano gente ed esperienze da tutto il mondo, offrendo corsi presi a modello; altrettanto può fare il Boccherini, se si crede nella sua funzione. Studenti, docenti, ricercatori che arrivano a Lucca dai paesi più lontani contribuiscono a far circolare l'immagine della città in ambienti internazionali di valore».  L'opzione per il turismo culturale e legato alla formazione per lei è un "must". Ma la città vive anche di quello che portano i gruppi.  «Studi, dati ed esperienze dicono che il turismo di massa ha indicatori positivi nel breve periodo, mentre causa problemi a lungo termine. Bisogna stare attenti al rischio cannibalizzazione: i flussi non possono e non devono cambiare il volto e l'identità di una città. Dobbiamo essere bravi a non cedere alla tentazione di creare pacchettini da 2-3 giorni, di largo consumo. Per Lucca è l'identità l'elemento che determina la scelta».  Al visitatore però vengono offerti accoglienza e servizi non sempre all'altezza.  «Sotto questo profilo c'è necessità di crescere molto. Lucca deve diventare un laboratorio in cui si creano contenuti. Certo, la città è penalizzata da una rete di infrastrutture inadeguata, ma oggi gli spostamenti non costituiscono più un problema, in ogni caso. Importanti sono i motivi che inducono la gente a spostarsi. Non bastano i gioielli per generare flussi, servono contenuti che, messi insieme, consentano di offrire un prodotto turistico unico e diverso. La città offre al visitatore di qualità clima giusto e atmosfera, oltre al gusto di scoprirla poco a poco. Non tutto è già codificato e questo è un punto di forza che può spingere l'ospite a tornare. Il concetto dei contenuti è diverso dal catalogo dei pacchetti a cui di solito si ricorre. Il turista cerca di ottimizzare il poco tempo a disposizione, diventato una risorsa rara: più riusciamo a creare contenuti che rappresentano un'esperienza nuova, più il turista darà valore al territorio».  Da più parti si mette in evidenza che non possiamo però offrire una città morta, nella quale sembra cada il coprifuoco dopo le 20.  «Non vedo negativo il fatto che Lucca si possa vedere, a certe ore, nel silenzio e nella quiete. Un illustre ospite di un convegno tenuto di recente da Campus è rimasto ad esempio affascinato dalla passeggiata notturna nel centro storico semideserto, dove gli angoli parlavano e svelavano una città che ha tanto da offrire e che dà al turista in partenza la convinzione di dover tornare per scoprire altro, sapendo che non ha completato la sua esperienza. I problemi e le esigenze dei visitatori non sono gli stessi dei residenti. E comunque il turista che cerca animazione può anche dare noia. Non dobbiamo cambiare per seguire modelli e imitare città che hanno caratteristiche diverse. Un argomento su cui dobbiamo ragionare tutti insieme, puntando molto sull'apporto dei giovani».  I giovani. Questa città continua ad offrir loro poche opportunità, sembra quasi voglia escluderli.  «Invece sono la risorsa fondamentale e vanno coinvolti, partendo dalla loro preparazione e dall'orientamento. Dobbiamo far conoscere loro il mondo del lavoro per tempo e il campo del turismo è fonte di grandi opportunità. La professionalità è un requisito fondamentale per chi si affaccia su questa scena, rinunciarvi significa perdere una parte di patrimonio culturale. Proprio i giovani possono, ad esempio, dare un grande apporto nel migliorare il settore dell'accoglienza in una città che ha un solo albergo a cinque stelle nel centro storico. Una realtà che ci fa capire come il turismo-top dei flussi indiani o cinesi, ad esempio, non lo vedremo mai. In ogni caso il visitatore di qualità apprezza la professionalità nei servizi e nei dipendenti; sono aspetti da curare, insistendo molto nella preparazione dei giovani».  Ama Lucca e la ritiene unica, ma si capisce che c'è qualcosa che non la convince. Quali cambiamenti vorrebbe?  «Mi piacerebbe una città che ha più coraggio ad intraprendere progetti e accettare sfide di alto livello, che non si accontenta delle rendite di posizione. Bisogna rendersi conto che sono finite: vanno rivalutate certe scelte e occorre guardare lontano. In assoluto vedo un pericolo da evitare in ogni modo: copiare. Lucca può avere una leadership, ma deve sapersi differenziare. È il vantaggio che ha rispetto a "concorrenti" che hanno commesso molti errori, può essere un modello diverso. Il silenzio alle 22 nel centro storico è un valore».  

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