Il Tirreno

Lucca

Baccelli rompe gli schemi

Paola Taddeucci
La presentazione al cinema Astra e, sotto, Stefano Baccelli
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La presentazione al cinema Astra e, sotto, Stefano Baccelli

Uno show la presentazione della ricandidatura

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 LUCCA. L'Inno di Mameli, Pericle, Piero Calamandrei e la banda. Politica come spettacolo nell'avvio ufficiale della campagna elettorale di Stefano Baccelli, presidente uscente della Provincia e in corsa per la conferma. E se la macchina organizzativa del candidato del centrosinistra voleva stupire, ci è perfettamente riuscita.  La sua presentazione ufficiale alla città, mercoledì al cinema Astra, è stata ben diversa, infatti, dalle parate cui da anni siamo abituati, specialmente in campagna elettorale, quando sul palco si avvicendano i politici per fare discorsi per lo più retorici, poi si dilungano in promesse che sanno bene di non riuscire a mantenere, ma le devono fare per convincere i sostenitori e gli elettori, e alla fine si baciano l'uno con l'altro mentre in realtà si odiano.  Baccelli ha scelto nuovi linguaggi e nuove modalità per presentarsi al pubblico, tra l'altro numerosissimo - oltre 500 i partecipanti - come raramente è accaduto in appuntamenti di elezioni provinciali. Ha scelto i linguaggi e le modalità che piacciono ai giovani - che infatti si sono detti entusiasti a fine serata - con una scaletta, quasi da spettacolo teatrale, dai tempi rapidi e dal ritmo incalzante, fatta di immagini, musica, racconti, monologhi.  Un mix di modernità per affermare, tuttavia, antichi e fondamentali principi quali la libertà, il rispetto della legge, il senso dello Stato.  L'inizio è suggestivo. Buio in sala, partono le immagini a tutto schermo del palazzo Ducale con le bandiere tricolore e la colonna sonora dell'Inno di Mameli. La platea si alza in piedi, canta l'Inno, molti con la mano sul cuore. E dal cuore arriva l'applauso, alla fine del filmato. Subito si passa a un'altra scena, la sala rimane al buio mentre la luce viene puntata solo su due figure sul palco. Sono due attori, un uomo e una donna, davanti a un leggio. Prima l'uno, poi l'altra, alternativamente, leggono frasi del tipo «Noi non ci occupiamo dei pubblici affari per risolvere le nostre questioni private», «Ci è stato insegnato a rispettare i magistrati e le leggi», «Non consideriamo la discussione come un ostacolo alla via della democrazia, noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore». Tutte le frasi si concludono: «Noi ad Atene facciamo così». Sono brani del discorso pronunciato da Pericle agli ateniesi nel 461 avanti Cristo e ogni frase - commentano molti partecipanti - è un pugno allo stomaco pensando a quello che era la democrazia ateniese e a ciò che non è la nostra democrazia.  Un nuovo rapido cambio di scena e sullo schermo, questa volta, appaiono immagini di giovani, che si susseguono velocemente, una dietro l'altra, mentre una voce inconfondibile afferma parole che sembrano macigni. È Piero Calamandrei, quando nel 1955 parlò agli studenti milanesi. Ecco alcune frasi: «La libertà è condizione ineliminabile della legalità». «Se volete andare in pellegrinaggio dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, con il pensiero, perché è lì che è nata la nostra costituzione». «La libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare». Tutto è pronto, ora, per l'entrata in scena di Stefano Baccelli. Niente tavolini né sedie. Soltanto un leggio sul palco, come per un recital. Baccelli, infatti, legge il suo discorso, del quale fanno da filo conduttore sia le parole di Pericle che quelle di Calamandrei, con continui rimandi e paragoni con la realtà di oggi. Non si dilunga molto, in serbo c'è ancora il finale. Che irrompe con i tamburi e i tromboni di una banda, sbucata dal fondo della sala per poi percorrere tutta la platea, tra gli applausi e lo stupore. «Stasera - è il commiato di Baccelli ai suoi sostenitori - ero da solo qui sul palco, ma da domattina siamo tutti insieme a correre. E con la banda a darci questo passo, non possiamo che vincere».

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