Finanza
Puccini, eccellenze da sfruttare
Ilaria Bonuccelli
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Lopera Suor Angelica e Marialina Marcucci La ricetta di Marialina Marcucci, esperta di marketing culturale
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LUCCA. Le eccellenze già ci sono (o ci sarebbero): l'istituto musicale Boccherini, il teatro del Giglio, la Fondazione Giacomo Puccini e il centro studi, la casa natale del Maestro, in corte San Lorenzo. Ora bisogna metterle insieme. Creare una rete lucchese che «faccia brillare» anche tutti gli altri luoghi pucciniani. Bisogna che Lucca rivesta, con consapevolezza, il «ruolo di città di Puccini, di capitale della musica e da qui riparta per il rilancio». Marialina Marcucci è una che di marketing, culturale e non, se ne intende. Per questo il sindaco l'ha scelta per il ruolo, non facile, di presidente del Polo fiere. E ha preciso un concetto in testa: Lucca deve ripartire da se stessa, dalle proprie potenzialità, se vuole far parte di un grande progetto pucciniano. Un progetto del genere - ammette la manager - non può prescindere dai rapporti con altri enti, festival e porzioni di territorio, ma deve tenere conto anche delle peculiarità di Lucca, compresa la sua reticenza ad aprirsi all'esterno. Pensa che questa reticenza lucchese possa nuocere al "progetto Puccini"? «Lo spirito che pervade la città non corrisponde, in un certo senso, alla mia visione del marketing, ma evidentemente in questa vocazione a conservare ci sono elementi positivi: basta pensare che chiunque venga a Lucca ne resta abbagliato. E che sempre più persone, dall'estero, la scelgono come luogo per vivere. Amano il fatto che non sia ancora invasa da masse vocianti come quelle che si incontrano in piazza dei Miracoli a Pisa o in piazza del Campo a Siena. Servirebbe, ora coniugare questa dote, la capacità di conservare, con la tecnologia, l'innovazione, la scienza». In sostanza, Lucca deve uscire dal guscio? «Non credo che Lucca abbia bisogno di ricercare altrove le risorse per far parte di un grande progetto per Puccini. Le risorse le ha già tutte: deve, però, fare una riflessione su se stessa e decidere che vuole essere la città di Puccini. E battersi, con orgoglio, per diventarlo». Lei parla di risorse pucciniane esistenti: quali sarebbero? «L'elenco è semplice: il Boccherini, con i suoi contatti internazionali; il Giglio, la Fondazione Puccini, il centro studi Puccini. Presto ci sarà di nuovo anche la casa natale. L'elemento vincente, a mio avviso, è riuscire a collegarli, a creare una rete tutta lucchese. Con queste potenzialità, Lucca può davvero diventare la città di Puccini. E poi riuscire a far risplendere anche tutti gli altri luoghi del Maestro. E le altre iniziative». Queste eccellenze, però, oggi sono solo sulla carta. Basta pensare alla crisi del Giglio. «In effetti, il teatro è in crisi, ma riuscirà a riprendersi come è successo in altri momenti storici. La sfida è di farlo risorgere non solo per i lucchesi, ma come polo di attrazione culturale per tutti. Finora, infatti, l'orgoglio cittadino è servito a tutelare un'istituzione vissuta come bene dei residenti. Bisogna andare oltre. Lo stesso vale per il Boccherini: è un istituto di grande prestigio. Dovrebbe candidarsi a diventare un centro internazionale di formazione di voci liriche. È ovvio che, a quel punto, dovrebbe dotarsi di tutti i servizi necessari a chi viene dall'estero per studiare, a cominciare da una foresteria. Ma varrebbe la pena di investirci». Resta il fatto, però, che un percorso del genere non rientrerebbe nel tentativo di "fare sistema" nel nome di Puccini. Non la ritiene una posizione anacronistica, di retroguardia? «Dico che nelle operazioni non si può prescindere dalle caratteristiche di un luogo e che non si può forzare più di tanto per creare alleanze. Questi tentativi, di forza, sono destinati a fallire. Lo ha sperimentato, ad esempio, Giuliano Amato che non riuscì a creare il coordinamento delle istituzioni culturali della costa, perché non ci fu modo di inserire Lucca. Io stesso da vicepresidente della Regione ho lasciato incompiuto un progetto Puccini. E in seguito anche il senatore Marcello Pera non è riuscito a creare una sinergia stabile, per quanto proprio da lui sia venuto l'input per il comitato nazionale per le celebrazioni pucciniane. E non si può non tenerne conto». Il suo ragionamento porterebbe a pensare che non ci sia nulla da fare per un progetto pucciniano di territorio. «Non direi che questa sia la conclusione. Dico che Lucca non ha bisogno di cercare fuori le risorse per Puccini perché le ha già. Una volta che avrà creato questo circuito virtuoso interno, sarà capace di trascinare anche il resto del territorio».
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