Il Tirreno

Lucca

Pasta e crostata per rifocillarsi

Alessandro Petrini
Il centro accoglienza di Lunata (Vip)
◗
Il centro accoglienza di Lunata (Vip)

E ora sperano di raggiungere i loro parenti in Italia e in Europa

3 MINUTI DI LETTURA





 LUNATA. All'inizio dovevano essere dieci, poi nel gruppo è stato riconosciuto un minorenne che è stato affidato all'Istituto Carlo del Prete di Lucca. Sono i profughi tunisini arrivati nel Capannorese e ospitati al Centro accoglienza di Lunata.  Quando arriviamo li troviamo seduti. In quattro su un divano, gli altri cinque su alcune sedie intorno a un tavolo.  Non parlano italiano e a malapena capiscono il francese così assieme a loro c'è un mediatore culturale che fa da interprete e spiega loro qual è la prassi da seguire in questi casi.  La loro odissea dalla Tunisia per il momento si ferma qui, in corte dei Salani a Lunata, una corte disabitata dove dal 2001 il Comune ha allestito il centro di accoglienza per immigrati e dove domani sarà pronta anche un'altra abitazione da destinare all'emergenza abitativa.  Ma i profughi non si rendono conto di dove si trovano. Ieri mattina sono arrivati a Livorno da Lampedusa a bordo di un traghetto vero, poi subito su un pullman che li ha lasciati qui. Si lasciano alle spalle settimane d'inferno, un viaggio in mare che è stato davvero un incubo e poi le lunghe giornate trascorse nell'incertezza nell'isola siciliana, prima di essere imbarcati.  Sono tutti giovani, tra i 18 e i 26 anni, alcuni sembrano essere anche più piccoli, e vivono il momento senza grandi certezze sul futuro.  A differenza di tanti altri non hanno il miraggio della Francia e alcuni di loro hanno addirittura qualche familiare in Italia. Chi il padre a Roma, chi un fratello o uno zio a Parma, parenti che saranno contattati nei prossimi giorni per verificare se ci sarà la possibilità di un ricongiungimento.  Intanto dopo il pranzo e la pasta, il loro pomeriggio ha avuto il sapore di una crostata di albicocche e la confusione delle tante facce nuove viste nelle ultime ore.  A partire da quelle degli altri 11 inquilini del centro che si sono stretti per fare un po' di spazio ai nuovi arrivati. Ora invece prestano la massima attenzione alle parole del mediatore culturale che in arabo spiega loro che attualmente sono clandestini e che non potranno allontanarsi dalla struttura finché il governo non avrà emanato il decreto per il permesso di soggiorno temporaneo. E se qualcuno creerà dei problemi o farà confusione saranno immediatamente avvertite le forze dell'ordine.  Ma nessuno sembra avere cattive intenzioni, «si vede dagli occhi che sono tutti bravi ragazzi», dice un educatore del centro che dopo quattro anni di esperienza ha imparato a farsi un'idea delle persone con un'occhiata.  Ora per loro si apre il vero dilemma di chiedere o meno l'asilo politico, una soluzione che garantirebbe un permesso di soggiorno più lungo ma che deve essere supportata da motivazioni reali e che soprattutto nasconde il rischio di non poter poi più ritornare in Tunisia, dove hanno i loro familiari e tutti gli affetti. Nell'attesa si cerca un biliardino e un pallone. Per qualche momento di svago.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web