Il Tirreno

Lucca

Il parroco in aiuto del molestatore

Luca Tronchetti
Monsignor Pietro Gianneschi ha rimesso la querela al molestatore
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Monsignor Pietro Gianneschi ha rimesso la querela al molestatore

Rimette la querela e il pensionato che non sopporta le campane torna libero

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 LUCCA. Il pensionato che non sopporta le campane torna libero. Perchè il sacerdote rimette la querela per stalking, l'imputato la accetta e il giudice monocratico dichiara all'inizio dell'udienza in tribunale di non doversi procedere. Monsignor Pietro Gianneschi, 73 anni, in questi mesi ha maturato la decisione di venire in soccorso di un parrocchiano sofferente. Un atto di cristiana solidarietà.  Una decisione che accontenta tutti: pensionato, sacerdote e giudice. Il pensionato che non tollera i rintocchi - Francesco Nottoli, 64 anni, operaio in pensione - potrà dormire sonni tranquilli: da oggi sarà un uomo libero e comunque da mesi si trova ai domiciliari nell'abitazione della sorella che vive a Porcari, lontano diversi chilometri dal suono delle campane irradiato da un nastro registrato. Il prete di San Vito - monsignor Pietro Gianneschi, 73 anni, negli anni Sessanta-Settanta segretario dell'allora arcivescovo Enrico Bartoletti - ha compiuto un gesto di carità cristiana che si sentiva di fare da tempo. Perchè la decisione di rivolgersi ai carabinieri - presa nell'estate scorsa dopo un tentativo d'aggressione e ripetute minacce telefoniche - era stata sofferta e suggerita dai suoi parrocchiani al termine di un incontro in canonica. Per il giudice Carlo Annarumma, che ha dichiarato il non luogo a procedere per remissione di querela da parte del denunciante, un processo in meno da dover portare a conclusione tra le mille difficoltà quotidiane di un sistema giustizia sempre più al collasso.  La vicenda dell'uomo che non sopporta le campane risale alla Primavera del 2010. Francesco Nottoli, che sino all'ottobre scorso abitava da solo a un centinaio di metri dalla chiesa di San Vito, aveva iniziato una sua battaglia personale contro il suono, a suo dire assordante, proveniente dal campanile e in grado di diffondersi in tutta la zona grazie all'amplificazione dell'altoparlante. Quella che poteva sembrare una protesta singolare si era trasformata, con il trascorrere delle settimane, in una forma maniacale. Dapprime sul cellulare del prete erano arrivati, di giorno e di notte, sms inquietanti e sinistri con minacce esplicite: «t'ammazzo», «con quelle campane hai rotto», «Farai una brutta fine». Inizialmente don Gianneschi non si era rivolto ai carabinieri cercando di sopportare e di venire incontro al parrocchiano abbassando il volume dell'apparecchio e tenendolo spento dopo le 20 di sera e nei giorni feriali. Tutto inutile. A fine luglio il sacerdote rischiò di essere aggredito in canonica dal pensionato. A salvarlo dalle botte alcuni fedeli che erano con lui e l'aiutarono a respingere la furia dell'uomo. Don Gianneschi, ad agosto, si rivolse ai carabinieri di Borgo Giannotti per avere un consiglio e scattò l'esposto. Così Nottoli venne prima denunciato per stalking e due settimane dopo, visto il reiterarsi delle molestie telefoniche, il gip su richiesta della procura inasprì la misura: dal divieto di avvicinarsi al sacerdote e alla parrocchia agli arresti domiciliari.

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