Il Tirreno

Lucca

La storia di un operaio di 47 anni che lotta per essere riconosciuto invalido del lavoro al cento per cento

Punto da un ago infetto, si ammala: licenziato

Barbara Antoni

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 LUCCA. L'ago infetto di una siringa che lo ha punto mentre era al lavoro ha distrutto la sua vita. Oggi per Andrea Sodi (47 anni, di Colognole di Compito nel Capannorese) l'unica possibilità per avere un futuro è il trapianto di fegato. Che attende, in lista in due ospedali (Lucca e Cisanello). Ma l'operaio non ha smesso di lottare: chiede, anche attraverso Il Tirreno, che la puntura dell'ago infetto gli sia riconosciuta come incidente sul lavoro. Riconoscimento che finora gli è stato negato.  La storia comincia nel maggio del 2008, quando Andrea Sodi lavora, per conto della cooperativa di pulizie Manutencoop di Pontedera, nello stabilimento Revet, azienda dello stesso territorio attiva nel settore del riciclo di vetro e plastica. L'operaio ha la sfortuna di imbattersi, mentre svolge le sue mansioni, in una siringa, gettata in una delle tante campane verdi (quelle per la raccolta differenziata di vetro e plastica) che venivano svuotate nello spazio dell'azienda per selezionare i rifiuti e indirizzarli verso il riciclo.  «Sul momento non ho avvertito conseguenze per questa puntura - racconta Sodi -. I primi sintomi sono arrivati pochi mesi dopo. L'ago infetto mi ha provocato l'epatite C, ha distrutto il mio fegato. Mi ha provocato il diabete e di recente è insorta anche una neuropatia alle gambe, non posso stare in piedi».  Inizialmente, continua il racconto, il lavoratore era stato preso in carico dall'Inail, in quanto ritenuto vittima di un incidente sul lavoro. «Ma poi sono stato scaricato sull'Inps - continua - e dopo sei mesi di malattia, il tempo massimo consentito, sono stato licenziato. Oggi vivo con la sola pensione di 460 euro al mese che mi viene corrisposta dall'Inps come invalidità civile, invece dovrebbe essere un'invalidità sul lavoro al cento per cento».  Per Andrea Sodi, nelle condizione in cui vive adesso, è impossibile lavorare. Ha cercato di ottenere il riconoscimento di invalido del lavoro al cento per cento con una causa, ma gli è stato negato. Ora, assistito dal legale Leonardo Lucchesi di Lucca, sta preparando il ricorso. «Nonostante tutte le denunce che il mio legale ha fatto e i ricorsi presso Inail e Inps, nessuno ancora ha deciso chi mi debba pagare. Gli enti fanno a scaricabarile per la responsabilità sui controlli nei luoghi di lavoro».  Si esimono da responsabilità sia l'azienda in cui si è verificato l'episodio («si tratta di una persona che non è mai stata alle nostre dipendenze», fa sapere Revet), sia la cooperativa Manutencoop di Pontedera, presso la quale Sodi era assunto. Spiega il presidente della coop Valerio Consoloni che, dopo la puntura dell'ago, «l'operaio ha fatto tutte le visite del caso con il medico dell'Asl. Come è stato valutato il suo caso non dipende da noi ma dall'Inail».

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