La manifestazione
Puccini, il museo al centro del rilancio
Ilaria Bonuccelli
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Puccini (a sinistra) a Torre del Lago Marcucci: «Se l'inaugurazione resta soltanto un evento isolato, non serve»
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LUCCA. La riapertura del museo deve essere il primo passo, non l'ultimo. E neppure l'unico. Se resta un evento isolato, sarà vanificato anche lo sforzo della Fondazione Crl che ha acquistare la casa natale del Maestro. Da sottosegretario alla cultura, Andrea Marcucci ha vissuto le celebrazioni pucciniane come un modello di impresa; oggi da segretario della commissione cultura a palazzo Madama la pensa come tre anni fa: per trasformare la casa-museo in un'occasione duratura per l'economia serve un diverso accordo fra Giglio e Pucciniano. Come serve un diverso accordo fra Lucca e il resto del territorio: basta pensare, ad esempio - cita Marcucci - che il 2012 sarà l'anno delle celebrazioni pascoliane. Giovanni Pascoli era un grande amico di Puccini e quindi si ripresenterebbe l'occasione per utilizzare questo marchio per la promozione del territorio. A patto che si crei un circuito virtuoso. Finora l'obiettivo è fallito. Ora - insiste il senatore - nessuno si può più permettere di non centrare il bersaglio. Anche se è di questi giorni la notizia che è abortito il tentativo di co-produzione fra Lucca e Torre del Lago del nuovo allestimento de La Bohème: «Questo - evidenzia Marcucci - a mio avviso è un epilogo inconcepibile. E non è una buona partenza, nell'anno in cui si va a riaprire la casa natale del Maestro. Veniamo da una storia recente, quella delle celebrazioni pucciniane, che ci ha dimostrato come non siamo stati capaci di cogliere l'occasione per lasciare segni più duraturi di questo progetto, capace, per un momento, di creare una sinergia fra tutte le istituzioni locali e nazionali coinvolte. Oggi ci viene offerta un'altra occasione per trasformare un evento pucciniano (la riapertura della casa natale, appunto) in un modello di impresa culturale. Per riuscirci, però, serve un coordinamento diverso fra teatro del Giglio e festival Pucciniano». Se la strada non può essere quella della fondazione unica (poco gradita a Lucca), deve essere - insiste Marcucci - quella «di una collaborazione fra i due teatri. Da una parte c'è Lucca, il Giglio e la stagione invernale; dall'altra c'è Torre del Lago, il gran teatro all'aperto, inaugurato per le celebrazioni pucciniane e la stagione estiva. Da una parte c'è la città natale del compositore, dall'altra quella di adozione. Mettere insieme le due realtà è una priorità assoluta. Lo devono capire anche gli enti che se si mettono insieme, comune di Lucca, comune di Viareggio, Provincia, i due teatri avranno un peso specifico maggiore nei confronti di tutti i soggetti con i quali andranno a trattate». Soprattutto oggi che i soldi per la cultura scarseggiano «perché anche se il Fondo unico per lo spettacolo (Fus) è stato reintegrato - sottolinea Marcucci - resta sempre al livello più basso degli ultimi dieci anni. E non mi risulta che (nonostante i rapporti privilegiati con Roma e il governo, ndr) siano stati erogati finanziamenti straordinari per la riapertura della casa natale di Puccini». Magari potrebbero arrivare con un lavoro di sinergia: «Oggi è in carica un nuovo ministro - osserva Andrea Marcucci - e non dobbiamo valutarlo con pregiudizio. Noi lo aspettiamo in commissione cultura al Senato, ma intanto mi auguro che i comuni di Lucca e Viareggio si siano già messi in contatto con lui. Come parlamentari della Lucchesia siamo tutti, indipendentemente dall'appartenenza politica, disposti a sostenere questo nuovo dialogo». A patto, però - ribadisce Marcucci - che ci sia la volontà politica di costruire «un percorso comune. Non nascondo che siamo un po' in ritardo per un lancio preparato della riapertura della casa natale di Puccini: tuttavia, abbiamo ancora un po' di tempo, considerando che l'evento sarà a metà settembre. In particolare, abbiamo un'occasione molto importante da sfruttare per promuovere l'inaugurazione: la stagione lirica estiva di Torre del Lago. Questo, però, ci riporta alla necessità di un accordo di prospettiva che vada oltre il giorno dell'inaugurazione se davvero vogliamo puntare sul turismo colto e non vanificare lo sforzo economico, straordinario, appena compiuto dalla Fondazione Crl».
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