Finanza
In piazza precari e disoccupati
Nadia Davini
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Uno sciopero di precari (archivio) e via Veneto Anche gli studenti alla manifestazione in programma sabato
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LUCCA. Precari, studenti, disoccupati: tutti in piazza il 9 aprile. Non c'è più tempo per aspettare, «il nostro tempo è adesso». Così i giovani precari lanciano il proprio appello per una mobilitazione di massa fissata per sabato prossimo in tutte le città italiane. Così anche a Lucca, dove la Rete degli Studenti ha organizzato un sit-in, dalle 15,30 alle 18,30, in via Vittorio Veneto. Interventi di precari si susseguiranno, alternati a letture di dati, proposte e rivendicazioni. Da parte di quella grande fetta di popolazione lucchese, studenti e non, che vive una condizione di precarietà, nel lavoro e così nella vita. Con contratti a tempo determinato, stagisti, tirocinanti a costo zero, collaborato co.co.pro. con contratti ai limiti della decenza, laureati disoccupati: tutti accomunati da stipendi quasi nulli, prospettive tutt'altro che rosee e voglia di rivendicazione. Su Facebook è già stato creato l'evento e il numero dei partecipanti sale di ora in ora per quello che dovrebbe essere, ancora una volta, un week-end di mobilitazione. Dai ricercatori ai call center. Tutto ha preso le mosse dal comitato "il nostro tempo è adesso" (www. ilnostrotempoeadesso.it) e dal manifesto redatto dai quattordici promotori. Tra loro ci sono realtà, associazioni e reti sociali che rappresentano buona parte degli universi che stanno pagando a più caro prezzo le trasformazioni dei rapporti e delle condizioni del mondo del lavoro. Trasformazioni acuite ancor di più dalla crisi di questi ultimi anni. Gli interinali, gli stagisti, i ricercatori precari e quelli che non ce la fanno più a rimanere in Italia e se ne vanno all'estero per avere una chance all'altezza delle proprie competenze e ambizioni. Ci sono gli operatori dello spettacolo, quelli che lavorano nei call center, i giornalisti precari, i giovani imprenditori, i dipendenti con contratto a tempo determinato e gli insegnanti precari, tagliati fuori dal mondo della scuola. «Siamo una generazione precaria - scrivono nell'appello i promotori - senza lavoro, sottopagati o costretti al lavoro invisibile e gratuito, condannati a una lunghissima dipendenza dai genitori. La precarietà per noi si fa vita, assenza quotidiana di diritti: dal diritto allo studio al diritto alla casa, dal reddito alla salute, alla possibilità di realizzare la propria felicità affettiva. Soprattutto per le giovani donne, su cui pesa il ricatto di una contrapposizione tra lavoro e vita. Non siamo più disposti a vivere in un paese così profondamente ingiusto. Lo spettacolo delle nostre vite inutilmente faticose, delle aspettative tradite, delle fughe all'estero per cercare opportunità e garanzie che in Italia non esistono, non è più tollerabile. Come non sono più tollerabili i privilegi e le disuguaglianze che rendono impossibile la liberazione delle tante potenzialità represse. Non è più tempo solo di resistere, ma di passare all'azione, un'azione comune, perché ormai si è infranta l'illusione della salvezza individuale». E ciò che viene reclamato è semplicemente uno dei diritti più importanti: il diritto al lavoro, principio fondante della Costituzione italiana. Nel manifesto del comitato i promotori scrivono che è arrivato il tempo per «un'azione comune, perché ormai si è infranta l'illusione della salvezza individuale. Per raccontare chi siamo e non essere raccontati, per vivere e non sopravvivere, per stare insieme e non da soli».
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