La manifestazione
Lallarme di Maria Menelao, la maestra che ha reso pubblico il provvedimento del Comune
Gli insegnanti sono in difficoltà
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Le mamme durante una protesta per il caro mensa «Impossibile sorvegliare una classe, metà in refettorio e metà no»
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LUCCA. Il divieto di portare in sala mensa i bambini con il panino ha generato molti problemi per gli insegnanti: durante l'orario della mensa, come possono gli alunni stare in luoghi diversi? Come si può sorvegliarli?. Non è un caso se lo stesso dirigente comunale che ha firmato il provvedimento del divieto, ha poi consigliato agli insegnanti di parlarne con i propri dirigenti. Maria Menelao, la docente che ha segnalato il provvedimento emanato dal Comune, all'invito a «chiedere ai nostri dirigenti come comportarci» ribatte: «Forse pensavano che non l'avessimo fatto? Le risposte che ci sono state date sono le seguenti». E le enumera e le spiega, una per una. La prima risposta dei dirigenti è stata di «portare tutta la classe a mensa vietando però la consumazione del panino; la seconda, di chiedere ai genitori che cessino la protesta; la terza, di chiedere ai genitori di venire a riprendersi i figli da scuola per riportarli dopo pranzo». «Della prima risposta - dice l'insegnante - ho già parlato. Ho accennato anche all'assurdità della seconda, ma tocca forse a me spiegare che in un paese che si dice democratico nessuno può impedire a nessun altro di protestare con forme non violente? Riguardo alla terza risposta, ritengo basti ricordare che l'ora di mensa è orario scolastico a tutti gli effetti, tant'è che la sorveglianza è affidata ad un insegnante. Sarebbe come obbligare un genitore il cui figlio non si avvale dell'insegnamento della religione cattolica a ritirare il proprio figlio da scuola durante quell'ora per riportarlo all'ora successiva. È ovvio che ciò non può essere fatto; può essere il genitore a chiederlo ma la scuola ha l'obbligo di assicurare almeno la sorveglianza dell'alunno se l'organico di cui dispone non gli consente di istituire l'insegnamento alternativo. Quindi nessuna delle risposte che ci possono dare i nostri dirigenti è una soluzione attuabile». «Se il Comune - conclude l'insegnante - ha una soluzione che non violi la legge, neanche quella morale, la proponga, altrimenti io ritengo che fra il rispetto di una norma primaria, la legge, e quello di una norma secondaria, un regolamento igienico-sanitario, si debba senz'altro privilegiare il primo».
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