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Lucca

Fitodepuratore a Nozzano, l'ipotesi sfuma

Barbara Antoni
L’area che pareva destinata al fitodepuratore
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L’area che pareva destinata al fitodepuratore

L'assessore Stefani: «Campo pozzi a rischio contaminazione»

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 LUCCA. Perde terreno il progetto di realizzare in località le Cateratte, a Nozzano, un impianto di fitodepurazione (del costo presunto di due milioni di euro) che dovrebbe filtrare i liquami di una parte del territorio d'Oltreserchio. Secondo il punto di vista del nuovo assessore all'ambiente Benedetto Stefani «qualche perplessità esiste sulla realizzazione del fitodepuratore». Lo scetticismo è legato all'ubicazione scelta per realizzarvi l'impianto, ovvero nelle immediate adiacenze del campo pozzi da cui attingono gli acquedotti di Pisa e Livorno. «È vero che con la fitodepurazione, una depurazione fatta con metodi naturali, l'acqua passa dai filtri ed esce depurata - dice l'assessore Stefani -. Ma sempre si tratta di residui di liquami e non si può rischiare che questi vadano a contaminare il campo pozzi vicino. La valutazione ambientale strategica è stata richiesta proprio per fugare ogni dubbio: sarà il verdetto della Vas a dire l'ultima parola. Sono comunque allo studio nuove alternative. A breve saranno completati lavori alle fognature sulla riva sinistra del fiume», anticipa.  Dall'altra pare, non molla la presa nella sua battaglia contro il fitodepuratore il comitato cittadino che si è costituito a Nozzano. Pochi giorni fa il comitato, attraverso due suoi rappresentanti (Carlo Lenzi e Renato Ghiri), ha inoltrato formale richiesta al dirigente del dipartimento Ambiente ed edilizia privata del Comune di accertare l'esistenza di un terrapieno costituito da materiale di discarica che secondo le indagini geologiche eseguite da un esperto incaricato dal comitato si troverebbero sotto la superficie dove il Comune vorrebbe costruire il fitodepuratore (si tratterebbe di materiale di scarto di laterizi: la loro presenza in quel puntofu a suo tempo confermata anche dall'ex assessore all'ambiente). «Modificando l'andamento del suolo - ritengono i due cittadini - il terrapieno ha determinato un dislivello artificiale e una diversa regimazione delle piene del rio Castiglioncello, con aggravamento del rischio idraulico». Altra richiesta formale presentata dal comitato allo stesso dipartimento del Comune riguarda invece la verifica della legittimità dell'intervento (la costruzione del fitodepuratore, appunto) «secondo le norme in materia e, ove prevista, l'esistenza di titoli autorizzativi e/o concessori rilasciati dalle autorità preposte».

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