Sicurezza
Una strategia a tutela della salute
Marco Innocenti
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Il dott. Quiriconi (al centro) e il dott. Volpe durante lintervista Quiriconi: «Sempre più evidenti i danni prodotti dall'inquinamento»
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LUCCA. «Siamo usciti alle 22 da un convegno all'Ordine dei Medici, in via Guinigi, e volevo portare colleghi venuti da fuori a prendere un caffè. Bene, abbiamo trovato tutto chiuso, in giro non c'era un'anima. Possibile che Lucca sia diventata una città morta?». Si interroga Umberto Quiriconi, presidente dell'Ordine dei Medici: «Non so dire di chi sia la colpa. Bar e locali stanno chiusi perché dentro le Mura non viene più nessuno, soprattutto la sera; ma la gente non viene più anche perché trova tutto chiuso. Probabilmente il risultato è dovuto anche all'intolleranza di chi protesta non appena un locale propone musica o altre iniziative che attirano gente e creano movimento, ma c'è anche da tener conto del diritto alla quiete. È difficile contemperare le esigenze di tutti». Nella sede dell'Ordine dei Medici con Quiriconi c'è anche il vicepresidente, Cosma Volpe, oculista all'ospedale Campo di Marte. Le loro idee non combaciano soltanto sulle vicende della sanità: pensano entrambi che non ci sia più tempo da perdere se davvero si vuol rilanciare il centro storico e impedire che resti solo un museo. «Ogni iniziativa che attragga e riporti residenza, ogni intervento che eviti ulteriori fughe di uffici e funzioni, ogni manifestazione che vivacizza la città e richiama turismo di qualità è bene accetta - dice Quiriconi - ma al tempo stesso deve migliorare anche la qualità dei servizi offerti a cittadini e turisti, non soltanto nel settore commerciale. Penso ad esempio ad un'adeguata programmazione dei convegni, ma anche ad una potenziata capacità ricettiva e ad un'accoglienza più qualificata. Tutti questi sforzi però sono vani, se non si aprono davvero i cantieri per le strade e la rete ferroviaria di cui Lucca ha urgente bisogno. La logistica attuale è fonte di stress: se devo visitare un paziente in cura a Maggiano, partendo dal centro storico, dove risiedo, impiego un'ora soltanto per andare e tornare. E sono poco più di una decina di chilometri». Non c'è solo il tempo perso. Quarantamila mezzi al giorno (in gran parte Tir) intorno alle Mura e sulle strade della periferia prodocuno un inquinamento sempre più nocivo per la salute. Voi medici ne vedete le conseguenze. «Il dott. Tomasi, appassionato di footing, consiglia a chi vuol correre sulle Mura di scegliere le ore centrali della mattina e del pomeriggio e di evitare quelle del traffico di punta. Il rischio di respirare quantità industriali di smog è reale. D'altra parte non c' è alternativa alla circonvallazione, nemmeno per i veicoli commerciali. Mi risulta che già nel 1953 il Comune ricevesse dall'Anas l'invito a costruire una nuova viabilità esterna, ma nulla è stato fatto. Non solo: oggi i presunti corridoi che dovevano essere riservati alle nuove strade sono tutti coperti di fabbricati. Un guaio. Eppure degli assi nord-sud ed est-ovest e del nuovo ponte sul Serchio, tra la via del Brennero e la via di Camaiore, non possiamo più fare a meno. Come del raddoppio della linea ferroviaria Firenze- Viareggio. Si impiega più ad andare da Lucca a Firenze che da lì a Roma. Assurdo». E ci si ammala. «L'incremento di problemi portati dallo smog alla salute è sotto gli occhi di tutti. Anche il nostro Ordine è impegnato in iniziative di sensibilizzazione. Noi medici vediamo crescere le forme di allergia, le malattie respiratorie che tendono a cronicizzarsi, le congiuntiviti allergiche. Lucca è al centro di una conca, lo smog resta tutto qui. Le polveri sottili che respiriamo in dosi sempre più massicce fanno gravi danni, ma non va sottovalutato nemmeno l'inquinamento acustico, che ha conseguenze anche sul piano nervoso. Il rumore è fonte di un continuo stress che allenta le difese naturali». Città dotata di infrastrutture e salute migliore. Sembra un'equazione. Di stretta attualità visto il serrato confronto sui nuovi assetti dell'assistenza sanitaria. Da una parte si parla dei vantaggi che porteranno il nuovo ospedale a S. Filippo accanto alla società della salute. Dall'altra si sostiene che ormai l'ospedale di Lucca è destinato a diventare poco più che il pronto soccorso di quello di Pisa e, più in generale, di un'assistenza sempre più di serie B, con fuga dei migliori medici verso altre città. Dove sta la verità? «L'aspetto che mi convince meno nelle scelte a cui assistiamo da parte della Regione è che tutto è partito da problemi di natura finanziaria. A fronte di un previsto aumento nella domanda di cure, di un crescente invecchiamento della popolazione le risorse non bastavano a far fronte ai costi. Ecco allora la necessità di una ristrutturazione, basata sostanzialmente sulla centralizzazione dei servizi che dovrebbe far risparmiare e sul criterio dell'intensità delle cure. Si è quindi travalicata la logica dei reparti a favore del concetto del monoblocco. Gli organici restano, ma i posti letto sono in comune e dislocati su tre livelli di intensità di cura: alta, media o bassa. Il sistema dovrebbe essere modulare, con la possibilità di dosare i posti letto in base alle esigenze. In comune, se non abbiamo capito male, dovrebbe essere anche il personale infermieristico. Ma in una sanità sempre più specialistica, che utilizza apparecchiature sofisticate e in continua evoluzione credo che siano importanti le competenze specifiche. Nel concetto dell'intercambiabilità che sta passando vedo qualche rischio. E noto troppa fretta, si va avanti con scelte che esigerebbero almeno una più accurata formazione per essere pronti a lavorare secondo il nuovo modello. Ci vorrebbe anche maggiore informazione verso i cittadini». Ospedale per acuti a S. Filippo. E poi? Cosa ne sarà dei post operati, una volta dimessi? E delle cure per lungodegenti, della riabilitazione, dei servizi in day-hospital? «Tocca un argomento delicato, quello del "low care", le cure a più bassa intensità. Ci chiediamo: fatto il monoblocco, saranno sufficienti gli ospedali di comunità e gli altri centri di assistenza per tutti i trattamenti indicati? Non succederà come con l'assistenza ai malati psichiatrici che, chiusi gli ospedali, non hanno poi trovato sul territorio né le case famiglia, né il personale che avrebbe dovuto assisterli? Ci sono letti a sufficienza nelle strutture sul territorio? Bastano gli infermieri e gli assistenti sanitari che dovrebbero garantire un adeguato servizio a domicilio? Attendo di vedere se, con il nuovo modello, davvero migliorerà l'assistenza e caleranno i costi». Crede che Regione e Comune terranno fede all'impegno di realizzare al Campo di Marte, una volta liberato dall'ospedale, la cittadella della salute per tutti i servizi "low care"? «Per quanto sento dire, ai fini dell'assistenza sanitaria nel Campo di Marte dovrebbero rimanere utilizzate le palazzine della specialistica, delle malattie infettive e dell'ex cardiologia. Mi sembrano insufficienti, soprattutto se dovessero accogliere anche gli uffici dell'Asl che lasceranno la sede di Monte S. Quirico. E mi preoccupano le voci sull'utilizzo del resto dell'area, nella quale a mio avviso andrebbero concentrati tutti i servizi sanitari. Continuo a pensare che nell'area del Campo di Marte c'era la possibilità di realizzare anche il monoblocco». All'assistenza dei dimessi e dei pazienti non affetti da patologie acute dovrebbe pensare ora la società della salute. Ma il Comune di Lucca se ne tiene fuori. Ritiene sia un danno o un vantaggio per gli assistiti? «Si va verso le società della salute perché si pensa che sia possibile gestire meglio i fondi per l'assistenza socio-sanitaria sul territorio, dove l'Asl opera nel settore sanitario e il Comune nel sociale. Si punta a unire tutte le risorse a disposizione per i due campi e ad erogare i servizi tramite un nuovo organismo, la società della salute, che dovrebbe essere a costo zero. Io ho delle perplessità e tengo conto anche di sentenze che sembrano bocciare questo modello, per il quale si stanno studiando modifiche. Il sindaco Mauro Favilla pensa tra l'altro che il Comune per tradizione sia molto attento ai servizi sociali e non se la sente di gettare i fondi destinati a questa assistenza nel calderone della società della salute. In ogni caso, il nuovo sistema non andrà subito a regime e sarebbe bene gestire l'assistenza territoriale, sociale e sanitaria, con gradualità. Mi stupisce fra l'altro che nella società della salute non sia prevista la presenza di un medico di famiglia nel consiglio di amministrazione». Vede sempre più fughe di pazienti verso Pisa? «Se due centri non vengono tenuti sullo stesso piano o se addirittura si tagliano reparti, come è accaduto di recente con la chirurgia plastica, è inevitabile che i pazienti cerchino di curarsi nell'ospedale più attrezzato. Nel monoblocco poi i settori saranno limitati. Sul malumore generale pesa anche la scarsa considerazione per le professionalità lucchesi. Eclatante è stato il caso del dott. Melosi, la cui capacità e umanità sono unanimemente apprezzate. «Abbiamo tirato un sospiro di sollievo quando è stato richiamato alla guida dell'ematologia. Sia chiaro, l'Asl ha fatto anche scelte di indubbia qualità affidando reparti a professionisti di indiscutibile spessore come Bovenzi, Carobbi, Piane, Bracco e altri. Ma non sempre nelle decisioni ci è sembrato che le professionalità lucchesi siano state adeguatamente considerate. Altro elemento che certo non migliora il clima all'ospedale è il sostanziale blocco del turn over, con carichi di lavoro cresciuti e riduzione di servizi».
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