La manifestazione
Passerella, la ditta appaltatrice fa causa al Comune
Barbara Antoni
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Giuseppe Verna, titolare della Edilsteel di Atessa (Chieti), azienda assegnataria del primo appalto (rescisso a ottobre 2007) per la costruzione della passerella pedonale sul Serchio (fra Sant'Anna e Sant'Alessio), non accetta le affermazioni dell'assessore Giovanni Pierami («la Edilsteel, per economizzare e abbreviare il tempo di realizzazione dei lavori, ha operato le saldature dei blocchi in acciaio con tondini di ferro, invece che con materiale apposito e sicuro. Con conseguente pericolosità della futura passerella») all'ultimo consiglio comunale. E annuncia che, attraverso i suoi legali, ha fatto causa al Comune di Lucca, chiedendo un cospicuo risarcimento (circa un milione e mezzo) «perché la rescissione del contratto è impropria, e fonte di danni materiali e di immagine». Verna racconta che prima ancora di avviare la costruzione del ponte («il cui progetto era inizialmente diverso, aveva due scivoli laterali che si innestavano sulle due stradine all'esterno dei bordi», dice) la sua azienda «fece una riserva per carenza progettuale. Mancavano indicazioni su come varare il ponte e inoltre non erano indicate le saldature, che possono essere di tantissimi tipi.
Quella specifica la deve indicare il progettista». Verna continua: «Chiedemmo il progetto esecutivo con le saldature. E siccome non arrivava, facemmo appello anche al responsabile del procedimento. Non ci ricevette mai nessuno. Volevamo sapere come dovevano essere fatte le saldature». Il titolare di Edilsteel (fra le cui opere si contano l'aerostazione di Malpensa, una parte dell'aeroporto di Torino, l'elisuperficie dell'ospedale di Livorno e opere per Unicoop Firenze) continua spiegando che «ricevemmo la visita di un collaboratore del progettista. Ma nemmeno in conseguenza di questi sopralluoghi ottenemmo disposizioni tecniche». Verna racconta anche di avere firmato «un progetto di variante, sempre dello stesso progettista, che eliminava le rampe laterali». Ma l'approvazione della variante da parte del consiglio comunale «tardava - continua Verna -. Io aspettavo il via libera e intanto i tempi scadevano. Siamo stati noi a chiedere la rescissione del contratto, le carte ci sono. Il Comune non ci scrive per mesi, poi ci scrive che il contratto è stato rescisso perché abbiamo lavorato male. Ma eravamo stati noi a fermarci, per carenza progettuale, dicendo che le saldature non erano completate e infatti aspettavamo che qualcuno ci dicesse come farle. Confido nella giustizia».
Quella specifica la deve indicare il progettista». Verna continua: «Chiedemmo il progetto esecutivo con le saldature. E siccome non arrivava, facemmo appello anche al responsabile del procedimento. Non ci ricevette mai nessuno. Volevamo sapere come dovevano essere fatte le saldature». Il titolare di Edilsteel (fra le cui opere si contano l'aerostazione di Malpensa, una parte dell'aeroporto di Torino, l'elisuperficie dell'ospedale di Livorno e opere per Unicoop Firenze) continua spiegando che «ricevemmo la visita di un collaboratore del progettista. Ma nemmeno in conseguenza di questi sopralluoghi ottenemmo disposizioni tecniche». Verna racconta anche di avere firmato «un progetto di variante, sempre dello stesso progettista, che eliminava le rampe laterali». Ma l'approvazione della variante da parte del consiglio comunale «tardava - continua Verna -. Io aspettavo il via libera e intanto i tempi scadevano. Siamo stati noi a chiedere la rescissione del contratto, le carte ci sono. Il Comune non ci scrive per mesi, poi ci scrive che il contratto è stato rescisso perché abbiamo lavorato male. Ma eravamo stati noi a fermarci, per carenza progettuale, dicendo che le saldature non erano completate e infatti aspettavamo che qualcuno ci dicesse come farle. Confido nella giustizia».
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