Il Tirreno

Lucca

Salta l'accordo, torna il panino day

Nadia Davini
La sala della Croce Verde e il tavolo con gli espondenti del Comune
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La sala della Croce Verde e il tavolo con gli espondenti del Comune

Sala gremita alla Croce verde. Genitori fermi sulla richiesta del buono pasto a 3,60 euro

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 LUCCA. Niente accordo e la protesta del panino prepara il terreno per il suo ritorno: il muro contro muro - genitori del comitato in mobilitazione da mesi per il caro mensa da una parte e amministrazione comunale dall'altra - non desiste. A niente vale il confronto pubblico di giovedì sera alla Croce Verde, dove le famiglie hanno incontrato l'assessore Donatella Buonriposi e il dirigente dell'ufficio scuola Graziano Angeli per discutere dell'aumento dei buoni pasto e trovare una soluzione. Assente, invece, il sindaco.  Sono stati ribaditi i punti principali, che le famiglie non intendono mettere in discussione: la diminuzione del costo del buono pasto (3,60 euro massimo per la fascia più alta) e l'abolizione degli indicatori di benessere scelti (consumo medio di luce e gas).  Il terreno è tutt'altro che facile: il Comune è legato a un capitolato stabilito con l'ente privato che ha costruito il nuovo centro unico di cottura; ed è legato anche all'approvazione del bilancio comunale, dove è prevista una copertura per i servizi a domanda individuale (tra cui ricade anche la mensa scolastica) pari a 1 milione e 500mila euro. «Da questo non possiamo scappare», continua a ripetere l'assessore Buonriposi.  Ma questo proprio non va giù ai genitori. «Noi non accettiamo - spiegano - di sobbarcarci tutto il costo del servizio. Il Comune ha incaricato la ditta (con gara di appalto di vincolo temporale pari a diciotto anni, nove più nove, ndr) di coprire i costi per la costruzione del centro, lasciando per sé la programmazione del centro stesso. Il privato oltre a voler recuperare i soldi spesi, vuole trarre guadagno da questo investimento. Ecco come si spiega l'aumento del costo dei buoni pasto. Ma stiamo parlando di scuola pubblica: il Comune dovrebbe pagare i costi di ammortamento della struttura, pari al 20 per cento del costo totale. I genitori invece pagano il servizio di cui usufruiscono: questo calcolo porterebbe alla spesa massima, per la fascia più alta, di 3,60 euro».  E non più 4,40 euro, come, invece, ora avviene per l'87 per cento delle famiglie lucchesi. Conti che non tornano, genitori stanchi, volontà politiche differenti. Il tutto nel bel mezzo di una crisi economica, che rende le famiglie, cosiddette medie, sempre più povere e sempre meno disposte ad accettare aumenti, pari al 42 per cento (da 3,10 a 4,40 euro), da un anno all'altro.  «L'unica argomentazione addotta dal Comune - spiega il direttivo del comitato - è una carenza di entrate e l'impossibilità di compartecipare in modo più rilevante al costo del buono mensa. Alla base di tutta la vicenda c'è una scelta politica: chi amministra questo comune non ritiene prioritario impegnarsi per la scuola pubblica e le famiglie lucchesi sempre più esposte e in difficoltà sia per gli effetti della crisi che per gli aumenti di servizi e tariffe in generale: nel 2011 è calcolato un aumento medio di circa 1.016 euro di spesa a famiglia». E ancora. «Tutte le decisioni - dicono i genitori - sono state prese senza confrontarsi con la controparte principale e cioè i genitori. Perché? Perchè successivamente si sono inviate lettere ai dirigenti scolastici per informare i genitori che nell'eventualità di rifare lo sciopero del panino sarebbe stato necessario comunicarlo al Comune entro le 15 del giorno precedente, pena l'addebito del costo del buono pasto? La volontà dei nostri amministratoti è ricercare una soluzione condivisa che abbia come esito anche di rendere inutile il ricorso allo sciopero del panino o innalzare un muro e imporre in modo autoritario la propria?». Domande a cui, per ora, non arrivano risposte certe. Ma sono attese per il primo incontro del tavolo permanente sulla scuola pubblica tra direttivo del Comitato "protesta caro mensa", giunta comunale e sindaco, in agenda la prossima settimana. E se non saranno risposte adeguate alle richieste, i genitori annunciano il ricorso al panino day a oltranza.

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