Il Tirreno

Lucca

Denunciato dalla polizia un operaio di 50 anni che si era sostituito in rete a una giovane commessa ignara del furto della chiave d’accesso

Ruba la password e la diffama su Facebook

Rubata la password a una commessa iscritta a Facebook
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Rubata la password a una commessa iscritta a Facebook

All'origine della storia una vecchia ruggine tra l'improvvisato hacker e la madre della ragazza

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 LUCCA. Riesce a impossessarsi della password di una commessa di 25 anni ed entra all'interno dell'account di Facebook iniziando a raccontare una serie di menzogne e cattiverie gratuite legate anche ai gusti sessuali della giovane. Lei si rivolge alla polizia di comunicazione per smascherare l'intruso. E lo stupore è grande quando gli agenti scoprono che l'hacker è una vecchia fiamma della madre della ragazza.  Si tratta di un operaio di 50 anni residente nella periferia della città denunciato dalla sezione di polizia delle comunicazioni per sostituzione di persona, molestie e diffamazione. Probabilmente avrebbe agito per vendicarsi, gettando fango sulla figlia, della donna di cui si era invaghito. L'indagato tuttavia nega ogni addebito e sostiene di essere vittima di un errore. Ma gli inquirenti ritengono che non vi siano dubbi: dalle indagini risulta infatti che l'operaio si sia inserito sul profilo Facebook della ragazza attraverso il computer di casa sua.  I FATTI  Alla fine del 2009 una commessa lucchese scopre che qualcuno, a sua insaputa, è entrato nel suo profilo di Facebook adoperando la sua password e spacciandosi per lei. Collegandosi in rete con le sue credenziali l'hacker aveva iniziato a parlare con gli amici e le amiche della ragazza rivelando, nel corso dei contatti, particolari completamente inventati della sua personalità e della sua vita privata e arrivando persino a intromettersi anche sulle sue preferenze sessuali sostenendo, contrariamente al vero, di avere inclinazioni omosessuali. Vera e propria spazzatura che getta discredito sulla dipendente di un negozio della Lucchesia. Disperata si rivolge in questura e il caso viene affidato alla sezione della polizia delle comunicazioni diretta dall'ispettore Bozzi.  LE INDAGINI  Dalla procura gli agenti ottengono un decreto per richiedere il «file di Log» dal software (file di testo che racchiudono le conversazioni che servono e che debbono essere conservate, ndr) che lasciano traccia degli accessi. L'ex polizia postale si mette a lavoro e spulcia tutti gli accessi. Soprattutto quelli nelle fasce orarie dove sono partite le connessioni abusive effettuate dall'hacker. Ci vogliono mesi, ma alla fine gli agenti scoprono il luogo e il personal computer da dove, tramite un'utenza telefonica, sono partite le conversazioni pirata sull'account Facebook della commessa. Si tratta del pc e della casa di un amico di famiglia: dell'ex fiamma della madre della ragazza.  STRATAGEMMA.  Dagli accertamenti non risulta che l'operaio sia un genio dell'informatica e abbia usato programmi che sfruttano le falle dei sistemi di sicurezza sul web. Più probabile che l'uomo - che verrà citato a giudizio - abbia approfittato dell'accesso nella casa dove vive la ragazza e, durante la sua assenza, si sia impossessato della password salvata nei file di memoria del computer. Usando quella chiave si sarebbe sostituito alla commessa raccontando una serie di balle per denigrarla. L.T.

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