Finanza
Mamme e papà si lamentano per il cibo poco curato
«Cibi scotti e freddi i nostri figli tornano a casa e sono digiuni»
N.D.
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LUCCA. Mal Comune mezzo panino. Con questo slogan, a caratteri cubitali su uno striscione, si è aperta la discussione di giovedì sera, dopo settimane di sciopero del buono pasto a cui hanno partecipato circa 2.200 famiglie. Torna, puntuale, la questione della qualità del cibo. Oltre agli aumenti, infatti, i genitori non accettano che ai figli vengano somministrati pasti ritenuti "immangiabili", "scotti", "lontani da qualsiasi intento di educazione alimentare". Pizza col tonno fredda. Bastoncini di pesce, impanati e fritti. Pasta scotta, che galleggia nell'acqua. Verdure che cambiano colore e forma per troppa cottura. I genitori elencano difetti e mancanze di un servizio che non piace. «Non ci stiamo a pagare - dicono - per vedere i nostri figli che tornano a casa digiuni perchè i piatti non sono presentabili. C'è bisogno di più attenzione e di cura. Non vogliamo più pagare - continuano - se i bambini non toccano cibo, perchè è freddo, pastoso oppure perchè il secondo è servito con l'acqua nel piatto. Né a 3,10 euro né 4,40 euro». Qualità, prezzo e calcolo delle fasce di reddito: i punti principali della protesta. «Considerare il consumo di luce e di gas - spiega un genitore - come un indicatore di benessere è un atto molto ingiusto. Ogni situazione è a sé, così come i modi di produrre riscaldamento ed energia». «Di solito - dice una mamma - la certificazione Isee serve per ottenere riduzioni. In questo caso ha prodotto, per la stragrande maggioranza delle famiglie, aumenti notevoli. Ma le famiglie devono già affrontare tante spese, anche per la scuola: sono i genitori a portare carta igienica, da disegno, carta per fotocopie, toner, pennarelli e tinte per imbiancare a scuola. Così come siamo sempre noi a versare ogni anno un contributo volontario, proprio per sostenere le nostre scuole. Che hanno sempre meno fondi». «La comunicazione è stata pessima - sostiene un altro genitore -. Per chiedere l'esenzione così come per chiedere qualsiasi altra riduzione occorreva presentare una certificazione complessa. Nei moduli le richieste erano formulate molto male, questo ha generato confusione. Un esempio: la domanda per l'esenzione per il prossimo anno andava presentata, secondo il Comune, nel luglio scorso. Ma questo non è stato detto né scritto da nessuna parte. Il risultato? Non potrò contare sull'esenzione per l'anno a venire».
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