Il Tirreno

Lucca

Centro, possono aprire i ristoranti etnici

Ilaria Bonuccelli
Centro, possono aprire i ristoranti etnici

Il Comune cancella la norma anti-kebab, ma impone i piatti tipici ai locali in città

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Sparisce dal regolamento dei pubblici esercizi il divieto di apertura in città di locali etnici, kebab compresi. In base alla proposta di modifica, infatti, in centro «non possono essere avviate attività incompatibili con l'esigenza di tutelarne le tradizionali caratteristiche culturali e ambientali».

La guerra ai kebab (e dintorni), però, sembra archiviata più nella forma che nella sostanza, anche se poi sarà il consiglio comunale a decidere se approvare la modifica del regolamento sui pubblici esercizi, imposta dall' Unione Europea, contraria al divieto di apertura ai locali etnici. Il nuovo articolo, dunque, sembra, spostare il problema dalla questione gastronomica a quella più estetica dei locali che devono aprire nel centro storico.

Attualmente, infatti, il testo contestato parla di impossibilità di variare la tipologia di somministrazione esistente «con quella di etnie diverse anche in caso di subentro in esercizi già esistenti, al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo dei centri storici».

Le nuove disposizioni, che dovranno essere discusse martedì in commissione, sono più articolate, per affrontare i singoli aspetti e ambiti da tutelare uno per uno, in dettaglio. Così un nuovo comma stabilisce che (sempre in riferimento al centro storico) in caso «di avvio di nuove attività o di interventi di ristrutturazione dei locali già adibiti a esercizio di somministrazione, le soluzioni di allestimento e di arredo dovranno preventivamente acquisire il parere favorevole di un'apposita commissione di esperti nominata dal sindaco. Il parere dovrà essere allegato alla documentazione per l'inizio dell'attività».

E così è sistemata la parte del decoro urbano. Per ribadire il concetto, un nuovo comma definisce «incompatibile (nel centro storico, ndr) l'avvio di attività di somministrazione che, attraverso l'installazione di insegne, arredi, attrezzature o infissi, ne snaturino e alterino l'aspetto insediativo caratteristico». Ugualmente vengono definiti incompatibili con il centro i locali «che siano riconducibili a modalità organizzative che non siano tipiche degli esercizi di somministrazione o di vendita per il consumo nei locali dell'esercizio o in una superficie aperta al pubblico (adiacente o pertinente al locale) attrezzati e gestiti per la funzionalità dell'attività».

In altre parole, sembrerebbe possibile l'apertura di un locale etnico (comprese le kebaberie) nel centro storico, a patto che non alteri la struttura originaria dell'edificio, che abbia arredi considerati idonei (almeno dalla commissione di nomina sindacale) e che abbia un servizio "tradizionale". In realtà, la disposizione successiva precisa c he nei menu degli pubblici esercizi del centro storico, dotati di cucina, deve essere presente «almeno un piatto tipico lucchese».

E con questo sichiude la porta ai kebab, anche se la regola non è nuova: già la normativa in vigore attualmente impone agli esercizi di ristorazione di avere in menu un piatto tipicamente lucchese «preparato esclusivamente con prodotti comunemente riconosciuti come tipici della provincia di Lucca». Questa ultima parte è stata cassata, ma viene conservata quella del menu con i piatti tipici. Resta da vedere, poi, se in concreto il Comune autorizzerà l'apertura di un locale etnico che mettesse in lista, solo la zuppa alla frantoiana o il farro.

Eventualmente, per impedire aperture o subentri, l'amministrazione può sempre ricorrere a un altro paio di nuove disposizioni come quella he ricorda che i centri storici «sono considerate aree di particolare interesse e, al loro interno, gli esercizi di somministrazione devono conservare le caratteristiche storico-architettoniche proprie del contesto, con strutture e arredi di qualità e confacenti ai luoghi». In più il Comune può sempre giocare la carta della sicurezza, visto che la modifica al regolamento ribadisce che nei centri storici è da «considerarsi incompatibile l'avvio di attività che possano presentare aspetti di pericolosità per l'incolumità pubblica e che non si concilino con la caratteristica di pedonalizzazione dell'area per la loro forte attrazione di traffico o perché comportanto frequenti soste veicolari all'ingresso degli esercizi».

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