Proteste
Molotov nell'auto di una donna
Misterioso episodio nella notte in Corso Garibaldi ai danni di un'ex barista
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LUCCA. Grave atto indimidatorio in centro storico nei confronti di una donna di 40 anni a cui ignoti hanno cercato di far saltare la macchina, utilizzando una rudimentale molotov. È accaduto in Corso Garibaldi e il principio d'incendio poteva causare un'esplosione e danni ingentissimi alle auto in sosta nel parcheggio a lisca di pesce, di fronte alle abitazioni. Un episodio inquietante - anche perchè studiato a tavolino come dimostrerebbero alcuni particolari - su cui stanno svolgendo accertamenti gli agenti della Digos e della polizia scientifica, diretti dal sostituto procuratore Enrico Corucci. I FATTI Nel mirino degli attentatori una donna di 40 anni: Laura Pavolini, ex barista di un locale in centro e attualmente dipendente di un ristorante in provincia di Pisa, residente con la figlia in Corso Garibaldi. Dai primi accertamenti sembra che martedì sera, come al solito, la donna abbia parcheggiato la sua Subaru Forester rossa del 1999 negli stalli sotto casa. Proprio la scorsa settimana era andata in carrozzeria per far aggiustare la sua macchina che a più riprese le era stata danneggiata da ignoti che - usando chiodi o chiavi - le avevano rigato la fiancata destra. Proprio perchè stanca di essere presa di mira, da tempo si era limitata a togliere le chiavi dal cruscotto senza chiudere le portiere. Un particolare non trascurabile per gli inquirenti e che dimostra come gli attentatori conoscessero le sue abitudini. In quella zona, buia e priva di telecamere, qualcuno nel cuore della notte si è avvicinato alla vettura, ha aperto lo sportello e, prima di richiuderlo allontanandosi in fretta, ha gettato sul sedile anteriore lato passeggero della vecchia macchina, a gas metano, una rudimentale molotov con il chiaro intento di farla saltare in aria provocando un'esplosione. Ma il palese atto intimidatorio è riuscito soltanto in parte perché l'ordigno - composto da un piccola bottiglia di plastica, di quelle per l'acqua minerale, con all'interno un pezzo di stoffa imbevuto di benzina a cui è stato dato fuoco - ha causato solamente un principio di combustione capace di distruggere solo gli interni in plastica, il sedile, parte della tappezzeria e di annerire i vetri. Il rogo si è spento da solo prima di raggiungere la parte meccanica e l'impianto a gas metano. Se le fiamme non si fossero spente da sole l'auto sarebbe esplosa e il fuoco avrebbe, nel giro di pochi istanti, raggiunto le vetture parcheggiate nelle vicinanze. L'ALLARME Ieri mattina, poco prima delle 10, al centralino della polizia è arrivata una chiamata. Dall'altro capo del filo Laura Pavolini. Era appena scesa in strada con la figlia - dopo aver notato i vetri anneriti della Subaru - e, aprendo la portiera lato passeggero, si era accorta della presenza di quello che restava della rudimentale molotov. «L'abbiamo sentita urlare e gridare aiuto - racconta un vicino di casa -. Non pensavamo certo a un atto di sabotaggio così grave nei suoi confronti. Sì, in passato era stata presa di mira e la sua auto aveva avuto piccoli danneggiamenti. Ma adesso la cosa è ben diversa. E dire che questa è una zona tranquilla, qui non era successo mai nulla». Sul posto si sono precipitate una volante della polizia e gli uomini della Digos. L'area è stata circoscritta, la macchina posta sotto sequestro e la scientifica ha repertato i resti dell'ordigno artigianale. Anche i vigili del fuoco sono intervenuti per verificare che l'alta temperatura sprigionatasi all'interno dell'abitacolo non avesse in qualche modo danneggiato l'impianto a gas rendendo pericolosa la Subaru. LE INDAGINI Della donna - ascoltata a lungo dalla polizia - la cronaca aveva parlato per un fatto approdato di recente in tribunale. Il 19 luglio 2008 aveva denunciato di aver subito un'aggressione culminata con una frattura della mascella e una prognosi superiore ai 40 giorni. Accusato dell'aggressione Andrea Palmeri, 31 anni, che il giudice per quell'episodio aveva condannato a 20 mesi di reclusione nell'udienza del 9 novembre.
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