Il Tirreno

Lucca

Non sono cancellati i terreni edificabili

Ilaria Bonuccelli
Il sindaco Mauro Favilla e alcuni cantieri (foto d’archivio)
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Il sindaco Mauro Favilla e alcuni cantieri (foto d’archivio)

Il sindaco: «La variante non annulla i diritti acquisiti per farsi una casa»

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 LUCCA. La variante urbanistica, adottata dal consiglio comunale, non cancella i terreni edificabili. E non annulla i diritti acquisiti a costruirsi una casa. Li congela fino al nuovo piano strutturale perché al momento è rimasta poca superficie per l'edilizia residenziale. E quella che c'è è già destinata (in buona parte) a coprire i fabbisogni di alcune imponenti operazioni immobiliari, come quella (ma non è la sola) di viale Einaudi a S. Anna. In compenso, si potranno ancora ampliare le case con il bonus di volume previsto dal regolamento urbanistico. Questi interventi, infatti, non vengono conteggiati nella disponibilità residenziale residua. Questo, però, non placa attacchi e polemiche.  Sindaco, lei ha spinto per approvare con urgenza la variante, ma non ne ha chiesto l'immediata esecutività: perché?  «Per un errore al quale conto di rimediare con il consiglio comunale di stasera (ieri, ndr). L'immediata esecutività accelera i tempi per arrivare all'approvazione definitiva e ci fa risparmiare una ventina di giorni sulla pubblicazione, ma non avercela non ha creato danni. Infatti, gli uffici la settimana scorsa non erano pronti con gli atti per la pubblicazione e, inoltre, le norme di salvaguardia sono scattate subito, con l'adozione. Non a caso, già dal 17 il dirigente all'edilizia non rilascia concessioni in contrasto con la variante, anche se non è esecutiva». La prima obiezione mossa alla variante è che con il tempo impiegato a elaborarla, si poteva portare in aula il nuovo piano strutturale.  «I tempi per un piano strutturale sono molto lunghi e un po' mi spaventano. Soprattutto se penso che questa variante era all'ordine del giorno della giunta a fine 2009 e del giorno del consiglio comunale ad aprile 2010. Ma è stata votata a gennaio (anche per la crisi, ndr) e questo ci ha fatto perdere un anno. Ora era necessario approvarla: infatti, il regolamento urbanistico ha una durata di 5 anni, per i piani attuativi e per gli espropri, ma non per gli interventi diretti previsti dal piano strutturale che, invece, non ha scadenza. Quindi, gli uffici potevano continuare all'infinito a rilasciare concessioni per edificare nelle zone indicate dal piano strutturale. Serviva uno stop, dunque, e doveva arrivare dal consiglio». Ma questa variante è molto diversa da quella originale. Sparite le Utoe, resta un atto che per l'opposizione favorisce le grandi operazioni a discapito dei piccoli interventi dei privati.  «In realtà le Utoe come suddivisione del territorio, indicate dal piano strutturale esistono ancora; dal punto di vista della disponibilità a costruire, di fatto, sono annullate».  Perché?  «Perché la disponibilità residenziale residua, nei fatti, viene assorbita da 7-8 operazioni già programmate. Per gli interventi diretti è rimasto poco. Situazione simile, anche se con proporzioni diverse, si è creata per la superficie per negozi e uffici, soprattutto nelle zone nelle quali queste destinazioni erano accoppiate. Ad esempio, a S. Anna restano 1.045 metri quadri per il commercio. All'Arancio, le disponibilità sono state assorbite da operazioni di trasformazione edilizia di strutture come l'ex Centro latte o la ex Safill. Non ci sono problemi di disponibilità, per le superfici produttive e per i servizi». Allora ha ragione chi sostiene che si fanno costruire i grandi, ma non i piccoli.  «In questa fase c'è poca disponibilità per gli interventi diretti (realizzabili con permesso a costruire) ma non abbiamo cancellato neppure un terreno edificabile. Li abbiamo "sospesi" in attesa del nuovo piano strutturale che stabilità i nuovi limiti di edificabilità. In compenso con la variante non abbiamo aggiunto neppure un metri quadro di residenziale in più di quanto previsto dal piano strutturale». Ma i piani attuativi (per le grandi operazioni) non erano scaduti ad aprile 2009?  «Sì, ma ora sono recuperati con la variante che di fatto rappresenta un nuovo regolamento urbanistico: perciò ci sono 5 anni per realizzarli». Allora è vero che favorite i grandi a discapito dei piccoli?  «No. Il ritardo nell'adozione della variante ci ha fatto cambiare il criterio di priorità nella scelta degli interventi da autorizzare. Il testo originario prevedeva la possibilità (perché c'era superficie disponibile) di rilasciare, secondo un ordine cronologico, tutti i permessi presentati al Comune prima del luglio 2008, quando è scattato il blocco delle licenze per un anno (in attesa del conteggio delle superfici residenziali residue). Dal luglio 2009 all'adozione della variante, sono stati rilasciati permessi per almeno 20mila metri quadrati di abitazioni. Ma sono stati autorizzati interventi semplici, mentre sono rimaste indietro operazioni complesse, che richiedevano pareri anche di altri enti: così oggi andiamo a recuperare questi piani».

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