Il Tirreno

Lucca

Puccini e la musica per il rilancio

Marco Innocenti
Claudio Guerrieri durante l’intervista
◗
Claudio Guerrieri durante l’intervista

Guerrieri: «Più tutela per un territorio che è una formidabile attrazione»

5 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Conservare innovando. Può sembrare una contraddizione nei termini, ma Claudio Guerrieri ha ben presente il quadro della città che vorrebbe fosse Lucca, per la quale emerge dalle sue parole un amore totale, unito alla volontà di un impegno costante perché il sogno possa realizzarsi.  Anche se non mancano motivi di rammarico per gli ostacoli che continuano a frapporsi.  «Il mio giudizio su Lucca - dice - è senz'altro positivo. Viviamo in un territorio e in una città che sono un autentico gioiello. Tutti li trovano affascinanti nella loro armonia e discrezione. Davvero non credo sia un caso che qui siano nati tanti grandi musicisti, una concentrazione unica in termini statistici. Ci sarà pure una spiegazione: io penso che la loro ispirazione sia nata da un contesto unico ed eccezionale.  «Lucca è stata fino ai primi decenni dell'Ottocento una città capitale, la comunità ne è ancora orgogliosa e si sente indipendente, poco omogenea al resto della Toscana. Vorrei che venisse conservata, nel rispetto della sua storia e della sua bellezza, ma al tempo stesso giudico necessario ed urgente che venga innovata con servizi, viabilità ed altre infrastrutture la cui mancanza frena lo sviluppo che si può e si deve avere».  Quali ritiene che siano gli ostacoli da rimuovere?  «La città ha tutto per essere sempre di più un centro internazionale di cultura, partendo proprio dalla sua vocazione e tradizione musicale. Sia chiaro: Lucca non è Salisburgo, e Puccini non è Mozart. Ma i requisiti e le motivazioni per concretizzare un progetto che parta dal maestro e dagli altri grandi musicisti (Boccherini, Catalani, Geminiani) ci sono tutti.  «Ora che è tornata di piena disponibilità la casa natale del sor Giacomo non è più tempo di indugi. Certo, passi avanti ne sono stati fatti. Non più di dieci anni fa tanti lucchesi credevano ancora che Puccini fosse di Torre del Lago. E non è passato poi molto tempo da quando il sindaco dell'epoca non accolse la proposta di Menotti, che portò a Spoleto il Festival dei due mondi, o da quando si fece cessare nell'indifferenza il Festival di Marlia, ideato dal quel genio del maestro Herbert Handt nelle ville storiche. Ma oggi c'è una consapevolezza diversa che ora richiede atti concreti mirati alla piena valorizzazione delle risorse che possono attrarre il turismo di qualità necessario».  Crede che questa sia la carta da giocare?  «Lo dicono i numeri e le previsioni degli esperti. Oggi il 9% del Pil, il prodotto interno lordo del Paese, secondo gli studi della Confindustria, è dato dallo sfruttamento del binomio turismo-cultura. Bene, si calcola che di qui al 2025, se adeguatamente valorizzata, questa risorsa raggiungerà il 20%.  «Lucca ha tutto per recitare un ruolo da protagonista, basandosi soprattutto sulla valorizzazione e la promozione di tre eccezionali attrazioni: Puccini e la musica, le Mura e l'architettura medievale, l'eccezionale qualità e quantità di prodotti dell'enogastronomia, rilanciati da imprenditori capaci di far conoscere prelibatezze che nemmeno noi lucchesi sapevamo di avere nel nostro territorio. Un eccezionale biglietto da visita, che dovrebbe avere il suo logico sbocco nel mercato del Carmine ristrutturato».  Turismo, agricoltura, commercio e artigianato tipico punti di forza. E l'industria?  «Continuerà ad avere una parte fondamentale nello sviluppo e nella crescita. Gli ultimi dati denotano un nuovo slancio del settore manifatturiero, soprattutto nell'export. Segno che il sistema è competitivo e sa innovare. Il vantaggio per la nostra provincia è che esiste una filiera produttiva di grande varietà: se frena un comparto, ce n'è un altro che esplode.  «Però ritengo francamente difficile un futuro di grande sviluppo per le aziende, che certamente avrebbero immediato bisogno di una viabilità, una rete ferroviaria e in generale di infrastrutture che non le penalizzino rispetto ad altre realtà concorrenti. Si è fatto molto nel potenziamento dei servizi e dell'innovazione tecnologica, ma non basta».  L'allora ministro dei Beni Culturali, Antonio Paolucci, sostenne in un convegno a Palazzo Ducale che la vera risorsa di Lucca era la sua identità culturale e di territorio. Non sembra si faccia molto per tutelarla. La cementificazione di questi anni è stata impressionante e, per di più, la qualità di molti condomini e abitazioni è discutibile, per usare un eufemismo.  «Fuori del centro storico, nell'immediata periferia si sono in effetti perdute certe caratteristiche, che invece si sono mantenute nel centro storico. Guardi, se io fossi un turista che vuol venire ad abitare a Lucca non avrei dubbi: sceglierei una casa dentro le Mura. Ma bisogna considerare che le abitazioni in centro hanno costi assai più elevati rispetto alla periferia, come gli interventi di restauro. Costruire fuori conviene, anche per fini meramente speculativi, e acquistare lì è meno oneroso. Fattori che hanno indubbiamente portato ad un eccesso di edificazioni: non capisco perché si continui a mangiare il polmone verde del territorio quando la popolazione non è in crescita. Credo che l'"abc" di ogni regolamento urbanistico dovrebbe essere il riuso, il recupero dell'esistente, con adeguate politiche di sostegno per abbattere i costi e rendere competitivi e abbordabili anche gli interventi nel centro storico».  Dove vivono ormai solo 9mila persone.  «Sì, è curioso il fatto che nonostante questo dato i prezzi degli immobili dentro le Mura non calino, conservando valori solidi. In ogni caso per recuperare residenza c'è bisogno non soltanto di favorire e sostenere il riuso (partendo magari da agevolazioni per realizzare ascensori), ma anche di riportare in centro una serie di servizi e funzioni lasciate colpevolmente fuggire. Servono una farmacia 24 ore aperta anche la notte, uffici, spazi per bambini, almeno un supermercato e, soprattutto, aree di sosta per i residenti. Ovunque in Italia e in Europa, anche nelle città d'arte, trovo parcheggi interrati ben mimetizzati nelle piazze principali: perché a Lucca non dovremmo poterli fare?».  Lei appartiene ad una famiglia di commercianti da generazioni. Perché ritiene che il tessuto tipico di questo settore, tanto apprezzato, sia sparito al punto da lasciare dentro le Mura solo una ventina di negozi storici?  «L'ambizione dei commercianti è stata quella di avere figli capaci di affermarsi nelle libere professioni e piano piano nei negozi è cessato il ricambio. Un elemento che ha influito parecchio in un commercio radicalmente trasformatosi. Oggi dettano legge le grandi catene che si accaparrano i fondi migliori e determinano il mercato.  «Per i negozi di vicinato o i begli esercizi gestiti per decenni dalla stessa famiglia pare esserci davvero poco spazio. Un gran peccato, perché sono quelli che contribuiscono a dare una bella immagine, non ripetibile, della città».  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Tasse, Tari, Imu e multe: da oggi parte la rottamazione degli arretrati – Come fare domanda subito

di Redazione web