Il Tirreno

Lucca

«Niente film, voglio dimenticare»

Bruno Lucchesi
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Bruno Lucchesi

Parla il figlio dell'agente ucciso da Vallanzasca

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 LUCCA. «Una cosa dovrebbero fare, tutti gli italiani: chiudere gli occhi e immaginare di avere davanti una persona cara. Pensarla in uno dei momenti più affettuosi che ha saputo regalare. E, subito dopo, vederla nella maniera più vivida possibile, crollata in una pozza di sangue, crivellata di colpi. Ecco - spiega Franco Maccari, segretario generale del sindacato indipendente di polizia Coisp - così rivivono le "eroiche" gesta di Renato Vallanzasca. Un mostro che qualcuno ha voluto celebrare in un film».  Contro l'uscita nelle sale di "Vallanzasca e gli angeli del male", diretto da Michele Placido e interpretato da Kim Rossi Stuart, che racconta la vita dell'assassino condannato a 4 ergastoli e 260 anni di carcere, il sindacato di polizia metterà in atto stasera una vibrata protesta fuori dai cinema di molte città d'Italia. In particolare, dalle 20 alle 23, sarà effettuato un volantinaggio a Montecatini, Bergamo e Milano, luoghi dove quattro colleghi poliziotti sono stati giustiziati da Vallanzasca. A cadere sotto i colpi del "bel René", come i giornali dell'epoca ribattezzarono Vallanzasca, furono l'appuntato Bruno Lucchesi, della Polizia Stradale di Montecatini, ammazzato il 23 ottobre 1976 al casello cittadino dell'A11; il vice brigadiere Giovanni Ripani, della sezione volanti della questura di Milano, massacrato il 17 novembre '76; la guardia Renato Barborini e il brigadiere Luigi d'Andrea, della polizia stradale di Bergamo, trucidati a Dalmine il 6 febbraio '77.  «Non mi sento di andare a vedere il film. Almeno per ora. Come me la pensano anche i miei familiari».  È stanco Armando Lucchesi, 53 anni, di Capannori, figlio dell'appuntato Bruno per la cui uccisione, sempre negata dal diretto interessato, è stato condannato Renato Vallanzasca.  Stanco di dover ricordare la tragedia che privò lui e le due sorelle Carolina e Maria Antonietta del padre il 23 ottobre 1976 quando era poco più che maggiorenne e si affacciava alla vita con ben altre speranze di quelle che il destino gli avrebbe riservato.  «Non me la sento di partecipare alla manifestazione contro l'uscita del film di Placido - aggiunge Armando -. Qualche nostro parente so che andrà. Quello che a me interessa è dimenticare e non vorrei che tutta questa pubblicità possa dare anche più visibilità al film».

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