Finanza
Acidi e oli grezzi finivano nel rio
◗
Sigilli allimpianto di depurazione delloleificio Toschi a Porcari (vip) Sequestrato impianto di depurazione alla Toschi
2 MINUTI DI LETTURA
PORCARI. Il giudice delle indagini preliminari Giuseppe Pezzuti su richiesta della procura ha disposto il sequestro preventivo della cisterna interrata, delle condutture e delle tubazioni degli scarichi industriali sia fissi che mobili della Cooperativa Oleificio Toschi di via della Stazione a Porcari. L'amministratore unico dell'azienda - che comunque è regolarmente in funzione - è iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di getto pericoloso di cose. Si tratta di Cornelio Toschi, 69 anni, di Porcari che, stando all'accusa, nelle vesti di responsabile dell'oleificio che produce acidi grassi, grezzi e distillati avrebbe consentito l'immissione nelle acque superficiali pubbliche di rifiuti liquidi non pericolosi risultanti dalla lavorazione degli acidi. Gli scarichi, secondo gli investigatori, venivano convogliati mediante una condotta predisposta soltanto in teoria a ricevere le acque piovane non contaminate nel rio Ralletta provocando l'imbrattamento delle acque, del fondale e degli argini del fosso con liquami oleosi e maleodoranti. Il tutto in assenza di autorizzazioni. L'INCHIESTA Gli accertamenti risalgono al periodo che va dall'agosto al settembre 2010. A lanciare l'Sos sono alcuni abitanti - stanchi dei cattivi odori provenienti dal fosso Ralletta - che avvertono la polizia municipale di Porcari e l'Arpat. Viene effettuato un sopralluogo nell'area e si arriva a individuare l'Oleificio Toschi come l'azienda responsabile dell'inquinamento. I tecnici, nel sopralluogo effettuato, inviano una relazione al magistrato arrivando a sostenere che all'interno della ditta ci sarebbero impianti di depurazione obsoleti con parti non inutilizzabili e mai rimosse in un groviglio di tubi. Arpat e polizia municipale chiedono provvedimenti inibitori adeguati al fine di impedire l'inevitabile inquinamento dell'acque visto che, a loro avviso, la gestione ambientale è impossibile e incontrollabile. IL BLITZ. Ieri mattina a 12,30 la polizia giudiziaria esegue il provvedimento chiesto dal sostituto procuratore Lucia Rugani e accolto dal gip apponendo i sigilli all'area dell'impianto di depurazione in modo da impedire ulteriori sversamenti nel fosso Ralletta. Dagli accertamenti effettuati sembra che nel periodo che va dal gennaio al settembre 2010 siano stati smaltiti reflui derivanti dal trattamento delle acque di acidi da scissione di paste saponarie per 29mila chili al giorno finiti nelle fognature. Tra l'altro lo smaltimento dei liquami non poteva essere gestito dal depuratore consortile di Casa del Lupo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
