Il dolore
Chi è a scuola paga il buono pasto
Il.Bo.
Il Comune corre ai ripari contro il boicottaggio della refezione
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LUCCA. Chi è a scuola e si porta il panino da casa, pagherà la mensa. In sostanza, è questa la disposizione ideata dal Comune per evitare il boicottaggio della refezione scolastica, messo in atto dalle famiglie contrarie al rincaro dei buoni pasto. Come già annunciato nei giorni scorsi dall'assessore all'istruzione, Donatella Buonriposi, per organizzare meglio il servizio (senza sprechi) giorno per giorno verrà chiesto in anticipo alle famiglie chi vuole usufruire del servizio. In realtà, la comunicazione, su appositi moduli in fase di stampa, dovrà essere effettuata dalle famiglie che rinunciano al pasto. «In pratica - spiegano dal Comune - se i genitori che all'inizio dell'anno richiedono la mensa scolastica decidono di non far mangiare il bambino a scuola, devono comunicarlo almeno il giorno prima». La comunicazione, però, sarà obbligatoria soltanto per i bambini presenti a scuola che in un determinato giorno non si servono della mensa. In altre parole, se un alunno è presente in classe, ma non mangia a scuola, pur avendo richiesto il servizio, dovrà ugualmente consegnare il buono pasto. Al contrario - tiene a precisare il Comune - se un bambino non è presente a scuola, ad esempio perché si è ammalato, la famiglia non deve pagare la mensa, anche se non ha avvertito dell'assenza. In questo senso sono già state scritte delle lettere di rassicurazione a genitori che avevano sollevato il problema all'ufficio pubblica istruzione. Il costo del pasto, in definitiva, verrà addebitato solo a chi consapevolmente assume un comportamento per danneggiare la mensa scolastica. «Non dobbiamo dimenticare - osserva il Comune - che la mensa è un servizio a domanda individuale, calibrato e organizzato in base alle esigenze che vengono manifestate dalle famiglie. I genitori sono chiamati a contribuire al costo del servizio in proporzione al proprio reddito: questo significa che parte della refezione grava anche sui cittadini che non hanno bambini che mangiano a scuola. A maggior ragione non è giusto boicottare il servizio». È ovvio - osserva il Comune - che l'introduzione delle nuove regole sarà preceduta da una comunicazione dettagliata e magari anche da un confronto con i genitori. Ed è altrettando ovvio - assicura l'amministrazione comunale - che se una famiglia, per una volta, e in buona fede, non informa la scuola che il bambino non si ferma alla mensa, non succederà nulla. Non verrà addebitato l'importo. «La disposizione che stiamo preparando - conclude il Comune - sarà chiara: i genitori sapranno che chi non segnala l'assenza del figlio alla mensa dovrà pagare lo stesso il buono pasto. Infatti, una volta che il servizio viene richiesto, la presenza diventa un onere, visto che siamo in presenza di un contratto sostanziale». Nessuna incombenza, invece, sarà a carico delle famiglie che, dall'inizio dell'anno, rinunceranno al servizio.
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