Sicurezza
Stadio, parcheggi, strade troppi progetti fermi frenano lo sviluppo
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Andrea Guidi«Per riportare residenza e vita nel centro storico servono subito aree di sosta interrate nelle piazze»
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Andrea Guidi, 53 anni, perito edile, appena diplomato ha inziato a lavorare nell'impresa di costruzioni di famiglia che oggi dirige. È sposato e padre di due figli. È presidente dell'Associazione Industriali dal giugno 2005. È inoltre membro del consiglio di sorveglianza del Banco Popolare, consigliere della Camera di Commercio e della Fondazione Cresci. È anche socio della Fondazione CdR Lucca, nonché membro del consiglio generale della Fondazione San Matteo con sede presso gli uffici del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace in Vaticano. È socio del Rotary Club e presidente dell'Auto Moto Club Garfagnana. di Marco Innocenti LUCCA. «Guardi, molte delle questioni irrisolte di cui le parlerò si trovano già in una relazione all'assemblea annuale dell'Associazione Industriali. Il problema è che risale al 1959: oltre 50 anni fa il mondo dell'imprenditoria chiedeva un quadro complessivo di sviluppo che ancora non c'è». Pare rassegnato il presidente provinciale dell'Assindustria, Andrea Guidi, che accetta comunque di rispondere alle domande de "Il Tirreno" sulla città che vorrebbe. «Parto dal centro storico. Credo che una delle questioni di fondo, se non la principale, per rivitalizzarlo sia la realizzazione di parcheggi pertinenziali, sotto terra, nelle piazze o comunque negli spazi idonei dentro le Mura. Se vogliamo attrarre residenza e frequenza - dice Guidi - non possiamo farne a meno. Siamo indietro rispetto a tante altre città, ma questa necessità viene costantemente negata. La nostra associazione ha presentato una proposta, unita al recupero del mercato del Carmine, che prevede ad esempio un'area di sosta interrata nella piazza omonima. Ci sono gli imprenditori e le società pronti a realizzarla. Ma il progetto è tabù. Certo, scavando sicuramente si trovano reperti. Ma è possibile che a Roma si riesca a fare un parcheggio in Vaticano e a Lucca, anche dando agli archeologici tutte le facoltà di censire e recuperare l'eventuale patrimonio nascosto, non si riesca a muovere foglia?». Usciamo dalle Mura. Crede che riusciremo a liberarle dalla morsa delle auto? «Tra le richieste del 1959 quella relativa ad assi esterni di grande viabilità era già una priorità. L'esigenza di allontanare il traffico di scorrimento è primaria per la città e la qualità della vita, ma è anche un'urgenza per le industrie che pagano costi aggiuntivi di trasporto e altri disagi proprio per una viabilità non adeguata. È insensato che per andare dalla Garfagnana a Pisa si debba passare dalla circonvallazione. C'è anche l'imperativo di restaurare e riqualificare l'anello alberato. Il problema è che non solo mancano i soldi, ma nemmeno esiste un progetto di massima complessivo, che includa gli assi nord-sud ed est-ovest e anche il nuovo ponte sul Serchio, tra via del Brennero e via per Camaiore». Che fine ha fatto il vostro studio, tra l'altro capace di portare ad un'intesa tra Provincia e comuni di Lucca e Capannori festeggiata con tanto di brindisi? «La nostra associazione aveva fatto uno sforzo per presentare una proposta di sintesi di massima, pronta poi ad entrare nel merito grazie anche al contributo, per circa 400mila euro, che la Fondazione Cassa di Risparmio era pronta a mettere a disposizione insieme alla Camera di Commercio. Poi però ci è stato detto che quel compito non spettava a noi ed è stato affidato all'Anas. Da allora non abbiamo più notizie. Se ci fanno andare avanti, noi siamo pronti a ritentare». Soldi e progetti per gli assi viari non si vedono, ma ogni tanto si torna a vagheggiare della realizzazione del traforo della Tambura. Singolare. «Noi abbiamo detto chiaro e tondo che la priorità sono gli assi della Piana e i collegamenti tra questa e la Valle del Serchio. Il problema è che ormai il territorio, quasi tutto costruito, non offre grandi corridoi per nuove arterie di collegamento, e se aspettiamo ancora sparirà anche il poco spazio libero». Non va meglio con la linea ferroviaria. L'asse tra la costa e Firenze è quasi un unicum di residenze e capannoni, ma pare non sia davvero destinato ad arrivare al raddoppio del tratto da Pistoia a Viareggio. «Al potenziamento di questa linea non credo più. I tempi sarebbero lunghi e non ci sono le ingenti risorse necessarie». In questi giorni c'è un gran dibattito intorno al nuovo stadio e al complesso residenziale, ricettivo e commerciale che dovrebbe accogliere. «Credo si sia persa una grande occasione non permettendone la realizzazione in un'area più consona, come quella di S. Donato, vicina tra l'altro ai caselli autostradali. Operare sul vecchio Porta Elisa a un passo della città comporta certo maggiori problemi e polemiche. Credo che il progetto di recupero rappresenti comunque una opportunità e non lo vedo legato alle esigenze dell'attuale società, ma al futuro della Lucchese, chiunque siano i dirigenti. In tante altre città impianti del genere sono già attivi e non vedo perché a Lucca non si debba andare avanti con il progetto e il piano industriale connesso. Certo è che le polemiche non incoraggiano gli imprenditori che potrebbero anche avvicinarsi al mondo del calcio locale». Tra tante iniziative stoppate, ce ne è una che procede speditamente: il Piuss per il recupero della parte sud-ovest del centro storico. «È senza dubbio un intervento importante, che produrrà benefici per tutti. Ma non è l'unico necessario. Penso ad esempio all'area del carcere di S. Giorgio, inadatta ad ospitare un carcere fatiscente e che scoppia. Sono maturi i tempi per spostarlo, magari in una dimensione interprovinciale che consideri anche l'area pisana. Ma non trascuro nemmeno la possibilità di recuperare gli spazi occupati da uno dei tanti grandi opifici dismessi. Peraltro per l'area e il complesso di S. Giorgio ci sarebbe interesse alla ristrutturazione e riqualificazione». Qualche anno fa la vostra associazione chiese un milione di metri quadri lungo l'autostrada Firenze-Mare per consentire alle industrie di ampliarsi e rilocalizzarsi. La richiesta è sempre attuale? «La situazione è cambiata, non vedo grandi prospettive di sviluppo delle imprese a Lucca. I terreni disponibili sono troppo frazionati ed hanno costi elevatissimi. Una realtà che però non è determinante per la fuga all'estero di tante aziende, tutto al più è una concausa. Sotto questo profilo pesano di più le assenze di risposte da parte del governo centrale, regionale e locale per le infrastrutture, la viabilità, la produzione di energia dai rifiuti, le soluzioni per lo smaltimento degli scarti, l'uso della risorsa acqua, la deburocratizzazione». Lei è anche membro del consiglio di sorveglianza del Banco Popolare, la holding che detiene anche la Cassa di Risparmio di Lucca, Pisa e Livorno. Pare superato il rischio che la Cassa possa essere venduta dal Banco, ma ci sono preoccupazioni per i nuovi vertici che dovranno essere scelti in primavera. La Fondazione non ha più quote nella Cassa: non teme che i rappresentanti di Lucca, Pisa e Livorno possano far posto a membri mandati da Verona? «Nella holding la Cassa ha pari dignità rispetto alle altre banche. È intanto auspicabile che la Fondazione, come sta avvenendo in altre zone, decida di rientrare nel capitale della banca e quindi recuperare voce in capitolo quando si sceglie il Cda. Ricordo però che un minuto dopo l'uscita della Fondazione dalla Cassa i consiglieri indicati da Lucca si erano tutti dimessi, venendo immediatamente riconfermati dal Banco. La Cassa è strettamente legata al territorio e sono certo che la holding ne terrà conto. Intanto mi auguro che i soci sottoscrivano l'aumento di capitale, non solo per mantenere il valore delle quote, ma anche per testimoniare l'attaccamento alla banca del territorio». Per sè, per la qualità della vita, che città vorrebbe? «Lucca è bellissima, a dimensione d'uomo. Ma serve un centro storico dotato di posti auto per chi vi abita, servizi, negozi e funzioni che riportino residenza e vita. Mi piacerebbe vedere che dentro le Mura vivono tante famiglie di giovani con bambini piccoli e non solo anziani o stranieri. Ci sono stati anche 27mila residenti, ora sono 9mila. La cifra giusta per me sarebbe intorno ai 15mila».
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