Proteste
Razzie nei negozi in città
Luca Tronchetti
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L’interno del negozio Coincasa in via CenamiColpi a ripetizione da Coincasa e in via Fillungo
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LUCCA. Allarme furti nei negozi del centro. Nell'ultima settimana i colpi messi a segno da bande specializzate capaci di distrarre commesse e addetti alla sicurezza si sono moltiplicati. Presa di mira in modo particolare la zona che va dal Fillungo, a via Roma e via Cenami. Proprio lì, al numero 15, c'è "Coincasa": in 48 ore ha subito un paio di furti per un valore complessivo che supera i 250 euro. Pentole, padelle e casseruole di marchi prestigiosi come Bialetti e Barazzoni si sono volatilizzate senza che i responsabili siano stati individuati. È preoccupata e non lo manda a dire la direttrice del negozio, Giovanna Mussio, che arriva da Firenze e conosce bene i metodi della microcriminalità. «Subiamo razzie studiate a tavolino da pendolari del crimine - sostiene la dirigente della catena di negozi che offrono prodotti per la casa di alta qualità -. Probabilmente, come ci dicono i carabinieri, sono nomadi che si spostano continuamente da un territorio all'altro e che riescono a compiere furti con un'incredibile rapidità e indiscussa abilità. Ci siamo accorti dell'ammanco l'altra sera, quando abbiamo fatto l'inventario. Hanno rubato una pentola Bialetti da 90 euro, padelle e asciugami. Merce che si trovava esposta vicino all'uscita. Abbiamo rinvenuto le placche antitaccheggio in quella zona, nascoste tra gli asciugamani. Pensiamo che il furto sia stato commesso nel pomeriggio, in un orario compreso tra le 16 e le 18. Eppure la nostra security e le commesse sono sempre vigili e attente». Per Mussio, il guaio è che «in questa splendida città non c'è ancora la cultura della prevenzione, come invece accade nei centri come Firenze. Occorre essere cortesi e disponibili con i clienti, ma al contempo tener d'occhio persone che vedi per la prima volta. Possono essere turisti o rappresentare nuove opportunità di guadagno, ma anche ladruncoli o professionisti pronti ad approfittare della minima disattenzione. Spesso anche dietro persone ben vestite e apparentemente insospettabili si possono nascondere piccoli malfattori capaci di eludere la sorveglianza. Diffidare poi di gruppi di persone, formati da sole donne o da più coppie, che si muovono per il locale anche più volte nell'arco di una settimana e alla fine escono senza comprare nulla». I sospetti sono caduti su alcuni soggetti che avevano tatuaggi sul viso e indossavano capi firmati e su quattro donne che hanno cercato di distrarre le commesse, portandole nella parte più lontana rispetto all'uscita del negozio, per farsi mostrare un gran numero di asciugamani senza poi fare acquisti. «Senza prove non si va lontano e quindi non abbiamo sporto denuncia - prosegue la direttrice -. Certo è che, stando ai carabinieri, crescono le situazioni anomale in centro. Il consiglio che ci danno è quello di tenere le antenne sempre dritte, gli occhi bene aperti e, se possibile, intensificare la vigilanza interna. Poi al minimo sospetto avvertire senza indugio le forze dell'ordine. Accoglienza, ospitalità, gentilezza e cortesia con gli utenti, ma fermezza e rispetto delle regole con chi viola la legge». "Coincasa" non è l'unico negozio preso di mira dai ladri in questo periodo. La stessa sorte è toccata a due negozi del Fillungo. Anche lì i malviventi, fingendosi clienti, si sono impossessati di merce per 3-400 euro. E un altro episodio viene segnalato anche dal grande magazzino Oviesse di via Roma dove in 8 mesi sono avvenuti oltre 300 furti, per la maggior parte opera di studentesse tra i 14 e i 18 anni. Di recente - spiegano all'Ovs - una ragazza minorenne, accompagnata dal suo boyfriend, è entrata nel grande magazzino e ha mostrato all'innamorato una confezione di trucchi che a lei piaceva molto. Lui, non ancora maggiorenne, non ha fatto storie. Qualche ora dopo è rientrato da solo e ha provato a rubare la scatola, ma è stato subito pizzicato dalla vigilanza. Poi ha confessato agli agenti della polizia di aver agito «per accontentare la ragazza» visto che non poteva permettersi di comprare quel beauty case.
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