Il Tirreno

Lucca

Trasporti, meno manager e Cda

Paola Taddeucci

La ricetta dei sindacati: «Corse e posti di lavoro non si toccano»

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 LUCCA. A rischio tutto il trasporto pubblico in Lucchesia, con decine di posti di lavoro in meno e corse cancellate. È l'allarme dei sindacati di categoria in seguito ai tagli annunciati nell'intera regione, che prevedono un esubero complessivo di 600 dipendenti. A spiegare la situazione sono David Zullo della Uil-trasporti, Leonardo Andreozzi della Filt-Cisl, Maurizio Baratta della Ugl, Pierluigi Vitali della Faisa Cisal e Nicola Da San Martino della Fit Cisl. Per la Lazzi, ad esempio, si parla di 61 lavoratori in eccesso e di una riduzione di 1 milione e 148mila chilometri. «Sono previsioni a livello regionale - dicono i sindacalisti -, ma poiché i servizi Lazzi sono espletati quasi interamente dalla lucchese Vaibus, le conseguenze dei tagli ricadranno per lo più nel nostro territorio».  Ad essere toccati saranno collegamenti molto frequentati sia dagli studenti sia dai pendolari. Se la scure regionale andrà avanti, infatti, la linea Firenze-Viareggio verrà quasi totalmente cancellata e la direttissima Lucca-Firenze subirà una sostanziale riduzione. Meno corse anche per la Lucca-Pisa e tra Montecatini e Firenze, soppressione totale, infine, per la Pistoia-Firenze. A questo quadro già desolante, poi, è da aggiungere l'altro che potrebbe essere ancora più drammatico: quello del Clap. Al momento non è stato ancora quantificato alcun esubero, al contrario delle altre aziende toscane di trasporto pubblico, ma i sindacati temono che a giorni qualche cifra uscirà. E prevedono guai. «Se i tagli verranno confermati - avvertono - il servizio locale, già oggi molto risicato con buchi tra una corsa e l'altra anche di tre-quattro ore, verrà cancellato». A loro giudizio, infatti, potranno saltare addirittura le corse scolastiche.  «Un giorno sì e uno no - proseguono i sindacati - i livelli delle polveri sottili superano il livello di guardia. Si va a tagliare proprio il servizio di trasporto pubblico, invece di incentivarlo e scoraggiare così l'uso delle auto? Non accetteremo alcun licenziamento e siamo disposti a tutto e a qualsiasi forma di lotta per difendere i posti di lavoro. Il modo per risparmiare c'è, senza toccare né personale né i servizi: tagliare cioè i costi dei consigli di amministrazione delle 36 aziende toscane di trasporto pubblico, molte delle quali hanno a loro volta enti o società, che hanno anch'essi consigli di amministrazione, con stipendi da manager e lauti gettoni di presenza. E ancora: perché non ridurre le spese della Compagnia Toscana trasporti, voluta quattro anni fa dai dirigenti delle aziende toscane nonostante sapessero bene che sarebbe stato un costo aggiuntivo? Un ennessimo carrozzone che il sindacato non ha mai visto di buon occhio. C'è stato un aumento enorme di costi invece di snellire e di risparmiare per migliorare il servizio e pagare più personale, il cui contratto, peraltro, è fermo dal 2007. Ecco, non permetteremo che a pagare il conto di tali sperperi siano i lavoratori e gli utenti».  I sindacati, quindi, rivolgono un invito al governatore Rossi e all'assessore regionale (con cui è fissato un incontro il 18) perché facciano un passo indietro. «Glielo chiediamo - puntualizzano i rappresentanti sindacali - perché il governo, con l'accordo tra Stato e Regioni del 16 dicembre scorso e con il decreto milleproroghe che sarà approvato a fine gennaio, ha reintegrato i finanziamenti alle Regioni». Un invito anche agli amministratori di casa nostra, in particolare al presidente della Provincia Stefano Baccelli, perché si adoperi affinché siano cancellati i tagli previsti e anzi che le risorse reintegrate siano utilizzate per migliorare il trasporto pubblico.

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