Sicurezza
Se.Ver.A., la rabbia delle Rsa «Meglio puntare sull'inceneritore»
Azelio Biagioni
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CASTELNUOVO. «Le decisioni politiche prese in merito alla questione rifiuti sono dirette a concentrare tutto il lavoro su una raccolta differenziata porta a porta. Vogliamo quindi chiarire che non siamo contrari a questa scelta - anzi, ben venga - che darà possibilità di lavoro ad un maggior numero di persone, ma a nostro avviso non scioglierà per niente il nodo inerente l'argomento dello smaltimento dei rifiuti». Sono parole dei rappresentanti sindacali Fit Cisl di Se.Ver.A., l'azienda di Castelnuovo che da tempo è sulla bocca di tutti per le cattive acque in cui naviga. Le Rsa Fit Cisl contestano la bocciatura del piano industriale che era stato presentato dal consiglio di amministrazione di Se.Ver.A (in cui veniva previsto l'ampliamento del termovalorizzatore). A loro dire «è una mancata opportunità per possibili crescite future, sia in campo economico che occupazionale, visto che questa zona è già messa a dura prova dalla scarsa presenza di aziende (una delle cause è da ricercare nelle strade poco scorrevoli)». Termovalorizzatore. «L'attuale impianto termovalorizzatore è in stato di fermo da marzo dello scorso anno - dicono le Rsa - a causa delle ceneri con una presenza di residui organici superiori alla quantità stabilita dalle norme, dalle quali però non deriva alcun pericolo per la salute (il residuo organico è lo scarto derivante dalle potature di piante, dal taglio dell'erba e dagli alimenti provenienti dalle cucine domestiche)». Quando l'impianto era in funzione a pieno regime, «le emissioni prodotte dalla camera di combustione rientravano ottimamente al di sotto dei limiti previsti dalla legge e questo fatto è testato dai numerosi controlli effettuati dall'Arpat, per cui una nuova struttura con tecnologie più avanzate potrebbe ulteriormente ridurre le emissioni - dicono ancora le Rsa -. Se la scelta fosse stata di promuovere il piano industriale, il nuovo impianto avrebbe dovuto smaltire solo i rifiuti prodotti in Garfagnana e Mediavalle. Il termovalorizzatore, durante il processo di combustione, avrebbe dovuto interagire insieme a un impianto per la produzione di corrente elettrica e a un impianto per la fornitura di acqua calda a locali pubblici e privati con lo scopo di riscaldarli. Certamente, in località Belvedere a Castelnuovo si verrebbe a trovare un grosso camino fumante (sotto rigoroso controllo) ma nelle zone limitrofe, servite dal teleriscaldamento, si potrebbe agire per far spegnere caldaie e caminetti». A questo punto arriva la domanda dei rappresentanti sindacali interni della sigla Fit Cisl: «Quale gravità avrebbe contribuito sull'impatto ambientale visto che ora vengono effettuati numerosi viaggi per trasportare i rifiuti a valle? Da quanto emerge da alcune analisi effettuate nella provincia il traffico è una tra le prime fonti d'inquinamento. Chiediamo agli amministratori garfagnini, in base alle scelte fatte, di considerare una nostra proposta per eventuali investimenti nella costruzione di impianti adibiti alla lavorazione del materiale differenziato, nella speranza che ciò possa portare possibili aumenti sul piano del livello occupazionale nella zona della Garfagnana».
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