Il Tirreno

Lucca

Le ragazze nascondono la merce sottratta in borsette, zaini e sotto i giacconi

Furti, prese 300 studentesse

Luca Tronchetti
L’interno del negozio Oviesse, nel centro storico (foto archivio)
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L’interno del negozio Oviesse, nel centro storico (foto archivio)

In 8 mesi sorprese a rubare cosmetici all'Oviesse in via Roma

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 LUCCA. Trecento adolescenti sorprese in 8 mesi dal servizio di sicurezza con profumi, rimmel, lucidalabbra, ombretti, mascara e creme di bellezza. Tutti rubati dagli scaffali e nascosti nella borsetta o nello zaino, nelle tasche dei pantaloni, nel giubbotto e persino nella biancheria intima. Sono studentesse di età compresa tra i 14 e i 18 anni che un po' per gioco, un po' per noia e un po' per necessità rubano all'Oviesse (ex Upim) di via Roma in pieno centro storico. Sono figlie di operai e impiegati, ma anche di noti imprenditori e di professionisti affermati. Sono abili a togliere la placca magnetica anti-taccheggio per non far scattare l'allarme e pensano di farla franca. Ma non sanno che da maggio - o forse sfidano lo stesso la sorte - all'Oviesse è in azione un sistema di sicurezza affidato a una ditta privata che piazza i suoi dipendenti - uomini e donne in borghese - nel negozio. Si fingono clienti, girano per gli scaffali e beccano la ragazzina con il rossetto appena rubato. «Il guaio - dice Francesco Natale, direttore del negozio di via Roma - che ne prendiamo una su cinque e senza il servizio di security, che abbiamo incrementato, recupereremmo assai meno merce, con un danno di decine di migliaia di euro considerando i cosmetici costano da 3 e 150 euro. Da maggio ad oggi il fenomeno è cresciuto in modo esponenziale. Nel 90% dei casi non si tratta di disadattate con gravi problemi economici. Ma di ragazzine di buona famiglia, apparentemente sfrontate, ma con un'immaturità e una fragilità psicologica che ti lascia senza fiato. Principalmente sono studentesse del Pertini, del Civitali e del Passaglia».  I PROVVEDIMENTI  Natale è un funzionario d'altri tempi. Di fronte a ragazze minorenni invece di procedere a una denuncia immediata, come gli consentirebbe la legge, preferisce redarguirle e mandare a chiamare i genitori. «Tutti i giorni assisto a scene che hanno dell'incredibile e che testimoniano il degrado civile e morale a cui siamo arrivati. Le adolescenti non sono consapevoli di aver commesso un reato. Sono convinte che a rubare un profumo o un fondotinta non ci sia niente di male. Una la scorsa settimana mi ha detto: "Ma che vuole che sia, mica ho svaligiato una banca". E il guaio è che certi genitori le giustificano. Qualche giorno fa due genitori non ancora quarantenni invece di ringraziarmi per non aver denunciato la figlia minorenne pretendevano che fossi io a chiederle scusa per la paternale che le avevo fatto». Inoltre - prosegue Natale - ci sono «genitori succubi delle figlie adolescenti. Mi è capitato un caso singolare: una quindicenne sorpresa a rubare nel negozio è stata accompagnata dalla security nel mio ufficio e dal cellulare ha chiamato 3-4 volte il padre: voleva che si sbrigasse a pagare perché doveva andare con le amiche aulla pista di pattinaggio in piazza Grande. Quello è arrivato trafelato, ha pagato la merce e si è scusato non con me, ma con sua figlia. In altri genitori si nota un atteggiamento di assoluta indifferenza. Una cosa è certa: salvo rare occasioni nessuno mi ha mai ringraziato per aver evitato una denuncia penale». Eppure accade di frequente che, svuotando le borse e gli zaini delle studentesse, saltino fuori cinture e articoli di bigiotteria rubati nei negozi del Fillungo.   CASI LIMITE  Le adolescenti sorprese a rubare provengono dal centro, dalla periferia, dalla Piana, ma anche dalla Versilia. Alcune, poi, si ripresentano nel negozio, dove hanno rubato, come se niente fosse «anche qualche giorno dopo essere state pizzicate e - ammette Natale - assumono un atteggiamento di sfida nei confronti degli addetti alla sicurezza in borghese che le avevano sorprese». Negli ultimi mesi sono aumentate anche le donne sui 30-40 anni che rubano prodotti di cosmesi: «Di solito - conclude - si tratta di persone abbandonate, reduci da separazioni travagliate, con problemi di natura psicologica e sottoposte a cure mediche o con alle spalle dipendenza da alcol e droghe».

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