Il Tirreno

Lucca

Addio a Cavallo, partigiano umile

Stefano Elmi
Romolo Marroni è l’uomo più alto in giacca e cravatta dietro la bandiera
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Romolo Marroni è l’uomo più alto in giacca e cravatta dietro la bandiera

Un eroe della Resistenza: tutta Barga lo piange

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 BARGA. All'età di 86 anni se ne è andato uno degli ultimi partigiani della zona, Romolo Marroni, detto "Cavallo", molto benvoluto. La sua vita non è stata facile, molti i dolori che lui e la sua famiglia hanno dovuto sopportare, ultimo la scomparsa della moglie alcuni mesi fa. Romolo era nato a La Barca, ai Gallicano nel 1924, ultimo di 5 fratelli, tutti scomparsi prematuramente in situazioni tragiche. Bruno e Michele, alpini morti nella campagna di Russia. Ferruccio, fucilato dai militi della Divisione Monterosa, della Rsi. Infine Pietro, suicida per la perdita dei suoi fratelli.  Romolo invece resiste, lavora come operaio alla Smi di Fornaci di Barga dal 1939 al 1943. Lì molte erano le squadracce di picchiatori fascisti che col tacito assenso dei padroni facevano "visita" agli operai, ma lì erano anche molti gli antifascisti che vi lavoravano, primo fra tutti Giorgio Colzi, futuro segretario nazionale della Fiom nell'Italia repubblicana. Da subito le simpatie di Romolo furono per il partito comunista. I tempi erano maturi, Romolo diventa partigiano. Entra a far parte della Brigata IX zona guidata dal comandante Pippo. Opera nelle zone di Montefegatesi, Val di Lima e Barga. Molti che entrarono in contatto con lui in tempo di guerra lo ricordano come generoso e disinteressato. Fra il 1944 e il 1945, mise in salvo molti civili, nella zona della Barca, portandoli in spalla attraverso il Serchio. Nel febbraio 1945 al di là della Linea Gotica, in pieno inverno con la neve alta raggiunse con altri partigiani e un ufficiale americano dell'Oss (il servizio segreto americano) Montefiorino sull'Appennino modenese. Dal 1948 al 1950, ritornò alla Smi, prima di essere cacciato, con tanti altri per essere stato partigiano e comunista, e nonostante avesse difeso in armi la fabbrica durante la guerra. Per anni è stato segretario della sezione del Partito Comunista di Barga, portando ogni anno i suoi iscritti a Marzabotto e alla casa dei fratelli Cervi. Era uno che ci credeva, ma che i tempi erano cambiati, lo aveva capito. Era spesso critico anche verso quella che era stata la sua parte politica. Diceva: «Abbiamo trasmesso le nostre attese e la nostra visione del mondo a tanti giovani e lavoratori. Speriamo non manchino i frutti del nostro lavoro». "Cavallo" non si è mai vantato delle azioni compiute, né alcun privilegio o riconoscimento pubblico gli è stato concesso. Per lui, persona umile e determinata, era un dovere e come tale andava portato a termine.

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