Finanza
Rischiamo di perdere gli "scheletrini"
Zecchini contesta le scelte di Capannori per i restauri
3 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Non si placa la polemica sul mancato recupero degli "scheletrini" del Frizzone, non ancora accolti dal museo inaugurato a Capannori. L'archeologo Michelangelo Zecchini torna a mettere in rilievo il rischio che deperiscano e invica l'assessore di Capannori Leana Quilici a chiarire come sono stati utilizzati i fondi ottenuti dalla Fondazione Banca del Monte per i restauri. «Dispiace - scrive Zecchini - che all'assessore Quilici sia sfuggito il vero scopo dell'appello lanciato da me e dal prof. Mallegni, che è quello di evitare che i "morticini" del Frizzone muoiano per sempre. Volevamo sottolineare l'urgenza di un intervento a loro favore; volevamo evidenziare il pericolo che - se si continua a non prendersene cura - quelle ossicine finiscano per trasformarsi in polvere, privando la comunità scientifica e i cittadini di un tesoro archeologico-antropologico di valore immenso. «Speravo che Quilici, anche se nessuno l'ha chiamata in causa, raccogliesse il nostro sos e si adoperasse affinché i morticini fossero "curati" immediatamente, magari rivolgendosi al prof. Mallegni, il quale il lavoro l'avrebbe fatto gratis. «Utilizzare il sostantivo"cocci" in una nota diretta a una platea variegata è un modo per far capire a tutti di cosa si parla; se avessi scritto kantharoi o skyphoi fittili dubito che il messaggio sarebbe stato percepito; la stessa soprintendenza che secondo l'assessore avrei screditato, non disdegna di usare la parola "cocci". Pensare, come ha fatto Quilici, che si intendesse screditare qualcuno è una sua opinione personale e gliela lascio volentieri. «È assai probabile che oltre 40 anni di studi, di cui venti come direttore scientifico di scavi in concessione ministeriale, mi abbiano insegnato qualcosa sul valore dei "cocci" per la ricostruzione della storia antica; di conseguenza reputo quantomeno inopportuno, se non offensivo, che l'assessore Quilici mi istruisca sul fatto che "il loro valore scientifico è fuori discussione". «Considerato che è una vita che mi batto affinché siano istituiti musei archeologici anche locali, non riesco a capire l'allusione dell'assessore quando afferma che mi sono lamentato (dove? quando?) "perché degli oggetti importanti siano messi a disposizione di tutti i cittadini"; pure questa è un'opinione affatto personale dell'assessore, ma questa volta non gliela lascio volentieri e la invito a documentarsi meglio. «Checché ne pensi l'assessore, nessuno ha mai messo in discussione l'importanza del restauro dei "cocci": è in discussione, invece, la scelta di dare loro la priorità rispetto a un'emergenza qual è quella rappresentata dai"morticini". Ognuno può farsi un'idea precisa, non è necessario essere uno specialista: impiegando una terminologia da pronto soccorso, il"coccio" è da codice bianco in quanto non corre nessun pericolo immediato, mentre lo scheletrino di neonato è da codice rosso in quanto fragilissimo e altamente deperibile. Domanda retorica: chi deve essere curato per primo? «Poiché siamo in presenza di atti pubblici, chiedo all'assessore: dei 45.000 euro finora impegnati dal Comune di Capannori, quanti sono stati spesi a favore dei "cocci" e quanti a favore dei "morticini"? Quanto hanno percepito i restauratori (o restauratrici)? Vuole rendere noti i loro titoli professionali? Perché non pubblica una o più foto dello stato attuale degli scheletrini del Frizzone? Grazie alla forza delle immagini tutti potranno capire, senza bisogno di tante parole».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
