Sicurezza
Caro mensa, ritocchi in arrivo
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Un confronto sul caro mensa nella commissione comunale Modifiche mirate negli indicatori di benessere
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LUCCA. Ci saranno ritocchi alle tariffe delle mense scolastiche, che hanno scatenato le proteste delle famiglie. Il Comune sarebbe disposto a rivedere soprattutto gli "indicatori di benessere", quei parametri - come i consumi di elettricità e riscaldamento - che contribuiscono a fare inserire le famiglie nelle varie fasce di reddito. Secondo quanto stabilito nei mesi scorsi, infatti, se i consumi di luce e metano superano certi parametri (stabiliti dalle Autorità di riferimento, a livello nazionale), la fascia di reddito della famiglia sale. E con lo scaglione aumenta anche il contributo richiesto alle famiglie sulla mensa scolastica. Comunque dovrebbe essere il sindaco, nei prossimi giorni, a informare le famiglie su questa (possibile) revisione dei costi del servizio, visto che la protesta dei genitori non si placa. Anche stasera, infatti, è prevista una nuova riunione del comitato di protesta buoni pasto. Alle 20,30 alla Croce Verde, in via Romana-traversa II nº 95 (vicino al nuovo sottopasso ferroviario) ci sarà un incontro per «aggiornare gli aderenti (al comitatop) e pianificare in seguito della protesta intrapresa». Alla ripresa della scuola, dunque, ricomincia anche la guerra alle nuove tariffe della refezione che - secondo quanto annunciato dal Comune - saranno operative da questo mese. O meglio, da gennaio dovrebbero scattare i conguagli su quanto già pagato dalle famiglie con i buoni pasto dall'inizio dell'anno. Questa differenza verrà calcolata proprio in base alle fasce di reddito determinate non solo in base al modello Isee (indicatore di situazione economica equivalente) ma anche in base ai consumi di luce e gas, appunto, al numero e alla cilindrata delle auto e delle moto della famiglia. Se il Comune sembra intenzionato a correggere alcuni parametri, non è disposto, però, a rivedere il principio che sta alla base del calcolo del buono pasto: chi è più ricco deve pagare di più. Del resto, proprio per avere una maggiore articolazione delle tariffe (proporzionali al reddito reale delle famiglie) la primavera e l'estate scorsa è stata portata avanti una battaglia sia da una parte della maggioranza che dall'opposizione. Con risultati anche immediati: ad esempio è stato cancellata la disposizione che vietava il rimborso dei buoni pasto pagati anticipatamente, a meno che il bambino iscritto alla mensa non fosse stato assente da scuola per almeno 10 giorni consecutivi.
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