Il Tirreno

Lucca

Ambulanti sul piede di guerra

Domenico Tani
Ambulanti sul piede di guerra

Con Porta Elisa chiusa per smog, «arrivano soltanto pochi compratori»

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 LUCCA. La chiusura di Porta Elisa al traffico dalle 7 alle 14, perchè è stato superato il limite consensito di polveri inquinanti, fa scoppiare la protesta degli ambulanti (anche se gli automobilisti hanno rispettato il divieto solo quando davanti all'ingresso ci sono stati i vigili).  Il mercoledì è giorno di mercato e il divieto di accesso dentro le Mura ha limitato anche il flusso della gente al mercato bisettimanale.  «La chiusura della porta - esordisce Riccardo Calò del banco di intimo in microfibra - è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, già ricolmo di una serie di problematiche. Da quando ci hanno spostato in via dei Bacchettoni, la situazione si è fatta di giorno in giorno più difficile. Addirittura drammatica, perchè mancano parcheggi adeguati e con i vigili sempre in agguato, la clientela si allontana. Visto che si sono ostinati a portarci dentro le Mura, sarebbe opportuno trovare una soluzione. Il mio consiglio sarebbe, visto che si tratta di un mercato bisettimanale, di diversificare la sede. Una volta in via Bacchettoni e la volta successiva fuori dalle Mura. Non sarà il toccasana di tutti i problemi ma almeno contribuirebbe a dare un servizio migliore anche a chi vive nelle zone periferiche».  Il malcontento serpeggia tra i banchi degli operatori del mercato.  «Da quando siamo in via Bacchettoni - dice Riccardo Biancalana titolare di una altro banco di intimo - si realizza un terzo del fatturato che si faceva allo stadio. Quella di spostare il mercato in città è stata una scelta politica che non abbiamo capito a chi potesse far comodo. E come se non bastasse, dall'inizio dell'anno aumenta del 15% la tassa sul suolo pubblico».  «Lavorare all'interno delle mura - aggiunge Giancarlo Simonetti, titolare di un banco di prodotti di miele - ci penalizza rispetto alla zona dello stadio. Qui mancano i parcheggi e addirittura c'è minor flusso di persone».  Con gli affari che non sono più quelli di una volta, tutti vogliono dire la sua.  «Sicuramente la crisi economica incide molto sulla borsa delle persone - dice Massimiliano Santini, dietro il suo banco di casalinghi - e questo è il primo fattore negativo. A questo va aggiunto il fatto della posizione infelice in cui siamo costretti ad operare».  «La crisi sicuramente incide - aggiunge Monica Bosi, ai Bacchettoni col suo banco di maglieria - ma quando si lavorava allo stadio c'era molto più passaggio».  Il malumore tra gli operatori è molto diffuso.  «Ci troviamo a lavorare in condizioni disagiate - fa notare Laura Luciano del banco di calzature - perchè qui arriva solo chi è bene informato, mentre allo stadio, che già di per sé è una zona di passaggio, si fermava molta più gente».  «I disagi sono veramente tanti - sottolinea Manuela Dragomagni, un'altra ambulante - a partire dai servizi igienici che spesso sono chiusi. Ma mancano anche gli allacci per l'acqua, necessari soprattutto per gli alimentaristi e le prese di corrente. Lavorare in queste condizioni in un periodo di crisi generale è veramente una disgrazia per tutti».

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