Attenzione
«Ho cercato di disarmarlo e mi ha colpito»
L.T.
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Il benzinaio Romano Meschi ha reagito al bandito che voleva lincasso (Vip) Il racconto del benzinaio ferito alla testa con il calcio della pistola
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LUCCA. Due bernoccoli in testa e un taglio all'arcata sopraccigliare destra che guarirà in una settimana sono il ricordo del tentativo di rapina compiuto lunedì sera poco dopo le 19. Romano Meschi, 59 anni, gestore della pompa di carburante Ip (ex Tamoil) dietro al chiosco dello stadio Porta Elisa, il 18 marzo 2007 aveva già subito una rapina. Ma in quella circostanza il malvivente l'aveva colpito alle spalle mentre lui stava cambiando un pneumatico alla sua auto. Rapinatore che si era dileguato con il borsello del benzinaio contenente circa 7500 euro. Stavolta Romano Meschi il malvivente se l'è visto di fronte e armato di pistola. «Aveva il volto travisato da una sciarpa grigia. - racconta Romano Meschi che alla fine del 2011 se ne andrà in pensione - Per me è stato istintivo avventarmi su di lui e cercare di strappargli la pistola dalle mani facendo forza sul suo braccio e spingendolo verso l'alto in modo che, nel caso sparasse, il proiettile finisse sul soffitto del box». I bozzi in testa e la ferita sono stati causati dal calcio metallico della rivoltella: «Erano passate da poco le 19. - racconta il gestore della stazione di servizio - Avevo già inserito il congegno automatico per il rifornimento notturno e stavo chiudendo le tapparelle del box della pompa di benzina. Improvvisamente è entrato dentro un individuo che mi ha puntato in faccia una pistola ordinandomi di consegnargli i soldi dell'incasso. In tasca avevo 3-400 euro, l'incasso degli ultimi clienti. Gli ho offerto quella somma, ma lui l'ha rifiutata». "Voglio il borsello con tutto il denaro" ha urlato il bandito al benzinaio. «Non so dire cosa mi sia preso. - prosegue Meschi - Quell'atto di prepotenza è stata per me la molla che mi ha spinto a reagire in modo anche per inaspettato. Mi sono scagliato contro di lui. Prima che perdesse l'equilibrio e cadesse a terra lasciando andare il revolver con il calcio dell'arma mi ha colpito due volte in testa. Un dolore lancinante che non mi ha impedito di guadagnare l'uscita anche se lui da terra cercava di afferrarmi per una gamba. Per liberarmi l'ho scalciato e dal piazzale del distributore ho gridato aiuto con quanto fiato avevo facendo accorrere gli avventori del bar accanto. Lui, fiutato il pericolo, si è rialzato ed è scappato fino alla sua auto, un fuoristrada bianco, con il quale si è dileguato. Ma una signora l'ha notato e ha fornito indicazioni utili alle forze di polizia. Sotto choc sono stato accompagnato al pronto soccorso dove sono stato medicato e dimesso. Stamani (ieri per chi legge) sono tornato a lavoro. Paura? Confesso che quando si farà sera qualche cattivo pensiero mi tornerà in mente. Ma sapendo che il rapinatore è dietro le sbarre mi sento più tranquillo».
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