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Cane intrappolato in un buco:lo salvano i vigili urbani

Barbara Antoni
Cane intrappolato in un buco:lo salvano i vigili urbani

È la storia di Scheggia, meticcio nero. Si era allontanato da casa la notte di San Silvestro. L’animale si era diretto sulle Mura. Da una fessura era precipitato in una rimessa di tagliaerba. Ci è rimasto tre giorni, senza mangiare

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LUCCA. È durata tre giorni l'avventura di Scheggia, un meticcio maschio di media taglia con il manto nero innevato da una piccola macchia bianca. Era precipitato in un buco camminando sopra le Mura e da qui caduto in una rimessa di macchine tagliaerba. Ci è rimasto tre giorni, senza mangiare e senza bere, guaendo per la fame e la paura. Finché è stato ritrovato da due vigili urbani.

La storia di Scheggia comincia la notte di San Silvestro quando il cane, che vive presso una famiglia residente nel centro storico, si allontana da casa. Uscito, il cane si dirige verso le Mura, continua a camminare per ore. Finché, in zona Bacchettoni, camminando sulla cinta malauguratamente incontra sulla sua strada un buco, che lo ha inghiotte.
Precipita infatti - come racconterà poi Veronica Micheli, l'operatrice del canile che lo ha accolto appena ritrovato, in stato di denutrizione - per circa cinque metri. Finisce in uno spazio recintato: una rimessa di tagliaerba della ditta che cura, per conto del Comune, la manutenzione del verde delle Mura. Da lì Scheggia - che non riporta fratture a seguito della caduta - non può uscire, ma solo cercare di farsi sentire. È prigionero. Per una parte del tempo avrà dormito, ma per quella restante - con i morsi della fame che lo stringno e la paura di non rivedere mai più la sua casa e i suoi padroni che lo assale - abbaia e guaisce.
Fortuna vuole che la mattina del 3 gennaio (ma la storia è stata resa nota soltanto ieri) i guaiti di Scheggia vengano uditi da una pattuglia della polizia municipale, che passa dai Bacchettoni per un controllo di routine. I due agenti sentono in lontananza i gemiti del cane, si fermano e cercano di capire da dove provengano. Non è facile identificare il luogo, così come capire chi li stia emettendo. I vigili si devono mettere alla prova anche come acrobati per arrivare a scovare il buco e accorgersi che da lì un cane (Scheggia, appunto) è precipitato nella rimessa.
Così, immediatamente chiamano il canile municipale, che invia un suo operatore e il veterinario. Chiamano anche il custode della rimessa, per aprire il cancello. Scheggia viene recuperato: è molto denutrito, ma vivo e vegeto. Come da prassi, il cane viene condotto al canile municipale.
Mentre arriva sul furgoncino, al canile si presenta una signora: ha in mano un il volantino con la foto del suo cane che non si trova più, del quale ha appena denunciato la scomparsa agli uffici dell'Asl.
Quella donna è la proprietaria di Scheggia. L'operatore del canile lo riconosce sul volantino. «Ma è il cane che ho raccolto io», esclama. Che sia davvero suo il cane lo dimostra anche il microchip che l'animale ha addosso. E Scheggia può così finalmente farsi abbracciare dalla sua padrona.

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